Dopo Memoria Expo torna la domanda: dove va la Funeraria italiana?
Si è chiuso, a Brescia, un importante appuntamento per la funeraria italiana, MEMORIA EXPO, che ha visto, per tre giorni, partecipare il fior fiore del settore proveniente dall’Italia e non solo.
In queste occasioni diventa quasi doverosa una riflessione sul futuro di un comparto economico importante, anche se di dimensioni complessive non rilevantissime, perché fornitore di servizi che coinvolgono annualmente oltre 600.000 famiglie italiane e sul ruolo che i vari soggetti che lo animano, produttori di beni, fornitori di servizi, aggregazioni e soggetti sociali e via cantando, svolgono.
La prima osservazione banale è che il mondo cambia a ritmi sempre più accelerati ed in questa evoluzione e trasformazione si porta dietro anche la funeraria.
Basta guardare l’elenco degli espositori presenti a Memoria e confrontarlo con l’elenco degli espositori presenti ad analoghe manifestazioni 20 anni addietro: la predominanza dei servizi, rispetto ai prodotti, allora era inimmaginabile. Venti anni addietro ci si domandava come strutturare i cimiteri per trovare gli spazi per ospitare i defunti (era la prima volta che partecipavo ad una SEFIT10) oggi ci domandiamo come fare per occupare gli spazi rimasti liberi a causa della diffusione della cremazione, prima scelta funebre dei cittadini superiore alla inumazione e tumulazione, e salvare “l’economia cimiteriale” dalla crisi in cui versa.
Un tempo il fulcro centrale di un servizio funebre era, prima, il cofano, poi, il carro funebre, oggi è il “servizio” con partecipanti attivi che ricordano il defunto e partecipano attivamente a questo “evento”.
Nei primi anni 2000 forse solo l’amico Miazzolo stava costruendo materialmente, non nei propri desiderata, la propria Casa Funebre, oggi dopo circa 15 anni, se ne contano nel nostro Paese oltre 800 tra Case funebri, Sale del commiato e via cantando.
Se negli ultimi 20 anni abbiamo assistito a queste “rivoluzioni” i prossimi 20 ne porteranno di ben maggiori. Chi sarà all’altezza delle nuove domande andrà avanti, chi non lo sarà cederà il passo ad altri.
Domandarsi, quindi, cosa fare, come attrezzarci, … è importante per tutti i soggetti che si muovono in questo mondo perché questi mutamenti mettono in evidenza i limiti delle capacità di risposte di qualità degli operatori.
Non si deve, inoltre, sottacere che i mutamenti in atto sono oggetto di attenzione anche da parte di operatori più complessi, e più grandi, dei tradizionali operatori italiani; quanto incidono queste trasformazioni sulle attenzioni che il comparto sollecita da parte di grandi gruppi, Hofi, Funecap Italia e numerosi altri affacciatisi nel nostro Paese, non deve ritenersi domanda oziosa.
Se la domanda di oggi, molto più complessa rispetto al passato, è relativa al “servizio” molto più che al singolo prodotto, cofano o carro funebre od altro ancora, la risposta diventa sempre più impegnativa per l’insieme delle componenti del “servizio” e delle professionalità che sottostanno a questo “servizio”.
Questa incontrovertibile esigenza segna la rottura con il passato del settore funebre e l’apertura, credo obbligata, di una nuova cultura.
Dare risposte sul “servizio” è molto più difficile che dare risposte sul prodotto per la complessità delle sue componenti: prodotti, professionalità, conoscenza e cultura dei soggetti diversi impegnati, ….
Direi che è finita la stagione dell’impresa funebre come monade a sé stante, isolata e gelosa del suo “sapere”, delle sue “relazioni”, delle sue “genialità” tanto cara alla tradizione funebre italiana.
La media impresa funebre italiana da sola non ha le risorse per dare una risposta di qualità a questi problemi e sarà destinata ad arretrare sempre più rispetto a chi si trasforma in sintonia con l’evoluzione di questo mercato.
La risposta passa dalla evoluzione della cultura del settore che abbandona la logica della “monade” per sviluppare la logica della squadra, della sinergia, dell’aggregazione pur nella precisa distinzione dei singoli ruoli.
Purtroppo la tradizione italiana di questo settore è avara di queste realtà. Gli unici esempi di lata sinergia possono essere rappresentati dai cosiddetti Centri Servizi ma sono ben diversi e poca cosa rispetto alle esperienze maturate negli anni in altri paesi come, per fare solo alcuni esempi, LE CHOIX FUNERAIRE, POMPES FUNEBRES DE FRANCE od altre esperienze di oltralpe.
Il sistema funebre italiano ha raggiunto una eccellente capillarità. In ogni paesino c’è un’agenzia funebre garantendo a tutte le famiglie un facile accesso al servizio funebre essenziale. Si tratta di un risultato importante, ma oggi non basta perché non garantisce non solo lo sviluppo ma neppure la sopravvivenza a fronte di una concorrenza sempre più capace e più aggressiva.
Unire le forze, e le risorse, per garantire una risposta adeguata e di qualità alle nuove domande ormai presenti su tutto il territorio nazionale diventa essenziale al di là delle volontà dei singoli.
Non si tratta di confluire in un’unica attività annullando le singole individualità, che spesso sono anche una importante ricchezza; si tratta di mettere insieme le risorse per ottenere modelli, procedure, servizi rispondenti alle domande delle famiglie e, se possibile, educare ed orientare meglio queste stesse domande.
È vero che il quadro normativo del nostro Paese non aiuta ed è, nonostante le reiterate sollecitazioni, di gran lunga disattento, e purtroppo arretrato, rispetto a quello di molti paesi europei.
Questa non può, né deve, diventare una giustificazione della nostra pigrizia. In ogni caso si deve intervenire e ricercare soluzioni che possano rafforzare la capacità di risposta e lo sviluppo e rafforzamento del settore.
Costruire una esperienza ed una tradizione italiana al rinnovamento e rafforzamento della nostra funeraria è possibile partendo dalle esperienze più significative maturate nel Paese: le Case Funebri, i luoghi, cioè, dove è maturato, più che in ogni altro luogo, il passaggio dalla domanda di un “prodotto” a quella di un “servizio”.
Allargare il patrimonio culturale, non ovviamente la proprietà, della Casa Funebre ad un numero più esteso di imprese può accrescere capacità più diffuse e rafforzare il sistema.
Qualche esperienza in questa direzione si comincia a vedere e merita la massima attenzione per le potenzialità future.
Certo in ogni aggregazione, quindi anche in questa fattispecie, sono presenti e contano le gerarchie ed il “potere” che ogni soggetto può rappresentare in queste gerarchie nella definizione delle regole, delle scelte dei soggetti, nella elaborazione dei percorsi, e delle politiche operative.
In Italia, oggi, è complesso e particolarmente difficile creare una rete come ce ne sono nei paesi europei, nate, in genere, dai gruppi di acquisto e progressivamente dedicate a tutti gli aspetti di queste attività.
Appare, in ogni caso, sempre più chiaro che il rafforzamento del comparto passa da processi di aggregazione sinergica di numeri crescenti di operatori, vuoi ad opera del “capitale finanziario”, vuoi, e sarebbe particolarmente auspicabile, per altre motivazioni.
Immaginare, però, un insieme di attività, che, a mo’ di feudo, presidiano, servono e garantiscono gli utenti, le famiglie di un territorio con l’egemonia, mi si permetta il paragone, di un feudatario, intorno alla “casa funeraria” non è, probabilmente, un’idea pellegrina e può rappresentare una strada “italiana” per rafforzare il sistema e renderlo capace anche di rapportarsi alle realtà più avanzate ed evolute europee e non solo.
Le Federazioni del settore, soggetti primari di elaborazione e propulsione, hanno ed avranno compiti e ruoli rilevanti, essenziali probabilmente, nello studio e nella promozione ed orientamento; tema, questo, di primaria rilevanza. Chissà che nel prossimo futuro non lo si possa affrontare.
CARONTE