Dopo Memoria Expo torna la domanda: dove va la Funeraria italiana?
Si è chiuso, a Brescia, un importante appuntamento per la funeraria italiana, MEMORIA EXPO, che ha visto, per tre giorni, partecipare il fior fiore del settore proveniente dall’Italia e non solo.
In queste occasioni diventa quasi doverosa una riflessione sul futuro di un comparto economico importante, anche se di dimensioni complessive non rilevantissime, perché fornitore di servizi che coinvolgono annualmente oltre 600.000 famiglie italiane e sul ruolo che i vari soggetti che lo animano, produttori di beni, fornitori di servizi, aggregazioni e soggetti sociali e via cantando, svolgono.
La prima osservazione banale è che il mondo cambia a ritmi sempre più accelerati ed in questa evoluzione e trasformazione si porta dietro anche la funeraria.
Basta guardare l’elenco degli espositori presenti a Memoria e confrontarlo con l’elenco degli espositori presenti ad analoghe manifestazioni 20 anni addietro: la predominanza dei servizi, rispetto ai prodotti, allora era inimmaginabile. Venti anni addietro ci si domandava come strutturare i cimiteri per trovare gli spazi per ospitare i defunti (era la prima volta che partecipavo ad una SEFIT10) oggi ci domandiamo come fare per occupare gli spazi rimasti liberi a causa della diffusione della cremazione, prima scelta funebre dei cittadini superiore alla inumazione e tumulazione, e salvare “l’economia cimiteriale” dalla crisi in cui versa.
Un tempo il fulcro centrale di un servizio funebre era, prima, il cofano, poi, il carro funebre, oggi è il “servizio” con partecipanti attivi che ricordano il defunto e partecipano attivamente a questo “evento”.
Nei primi anni 2000 forse solo l’amico Miazzolo stava costruendo materialmente, non nei propri desiderata, la propria Casa Funebre, oggi dopo circa 15 anni, se ne contano nel nostro Paese oltre 800 tra Case funebri, Sale del commiato e via cantando.
Se negli ultimi 20 anni abbiamo assistito a queste “rivoluzioni” i prossimi 20 ne porteranno di ben maggiori. Chi sarà all’altezza delle nuove domande andrà avanti, chi non lo sarà cederà il passo ad altri.
Domandarsi, quindi, cosa fare, come attrezzarci, … è importante per tutti i soggetti che si muovono in questo mondo perché questi mutamenti mettono in evidenza i limiti delle capacità di risposte di qualità degli operatori.
Non si deve, inoltre, sottacere che i mutamenti in atto sono oggetto di attenzione anche da parte di operatori più complessi, e più grandi, dei tradizionali operatori italiani; quanto incidono queste trasformazioni sulle attenzioni che il comparto sollecita da parte di grandi gruppi, Hofi, Funecap Italia e numerosi altri affacciatisi nel nostro Paese, non deve ritenersi domanda oziosa.
Se la domanda di oggi, molto più complessa rispetto al passato, è relativa al “servizio” molto più che al singolo prodotto, cofano o carro funebre od altro ancora, la risposta diventa sempre più impegnativa per l’insieme delle componenti del “servizio” e delle professionalità che sottostanno a questo “servizio”.
Questa incontrovertibile esigenza segna la rottura con il passato del settore funebre e l’apertura, credo obbligata, di una nuova cultura.
Dare risposte sul “servizio” è molto più difficile che dare risposte sul prodotto per la complessità delle sue componenti: prodotti, professionalità, conoscenza e cultura dei soggetti diversi impegnati, ….
Direi che è finita la stagione dell’impresa funebre come monade a sé stante, isolata e gelosa del suo “sapere”, delle sue “relazioni”, delle sue “genialità” tanto cara alla tradizione funebre italiana.
La media impresa funebre italiana da sola non ha le risorse per dare una risposta di qualità a questi problemi e sarà destinata ad arretrare sempre più rispetto a chi si trasforma in sintonia con l’evoluzione di questo mercato.
La risposta passa dalla evoluzione della cultura del settore che abbandona la logica della “monade” per sviluppare la logica della squadra, della sinergia, dell’aggregazione pur nella precisa distinzione dei singoli ruoli.
Purtroppo la tradizione italiana di questo settore è avara di queste realtà. Gli unici esempi di lata sinergia possono essere rappresentati dai cosiddetti Centri Servizi ma sono ben diversi e poca cosa rispetto alle esperienze maturate negli anni in altri paesi come, per fare solo alcuni esempi, LE CHOIX FUNERAIRE, POMPES FUNEBRES DE FRANCE od altre esperienze di oltralpe.
Il sistema funebre italiano ha raggiunto una eccellente capillarità. In ogni paesino c’è un’agenzia funebre garantendo a tutte le famiglie un facile accesso al servizio funebre essenziale. Si tratta di un risultato importante, ma oggi non basta perché non garantisce non solo lo sviluppo ma neppure la sopravvivenza a fronte di una concorrenza sempre più capace e più aggressiva.
Unire le forze, e le risorse, per garantire una risposta adeguata e di qualità alle nuove domande ormai presenti su tutto il territorio nazionale diventa essenziale al di là delle volontà dei singoli.
Non si tratta di confluire in un’unica attività annullando le singole individualità, che spesso sono anche una importante ricchezza; si tratta di mettere insieme le risorse per ottenere modelli, procedure, servizi rispondenti alle domande delle famiglie e, se possibile, educare ed orientare meglio queste stesse domande.
È vero che il quadro normativo del nostro Paese non aiuta ed è, nonostante le reiterate sollecitazioni, di gran lunga disattento, e purtroppo arretrato, rispetto a quello di molti paesi europei.
Questa non può, né deve, diventare una giustificazione della nostra pigrizia. In ogni caso si deve intervenire e ricercare soluzioni che possano rafforzare la capacità di risposta e lo sviluppo e rafforzamento del settore.
Costruire una esperienza ed una tradizione italiana al rinnovamento e rafforzamento della nostra funeraria è possibile partendo dalle esperienze più significative maturate nel Paese: le Case Funebri, i luoghi, cioè, dove è maturato, più che in ogni altro luogo, il passaggio dalla domanda di un “prodotto” a quella di un “servizio”.
Allargare il patrimonio culturale, non ovviamente la proprietà, della Casa Funebre ad un numero più esteso di imprese può accrescere capacità più diffuse e rafforzare il sistema.
Qualche esperienza in questa direzione si comincia a vedere e merita la massima attenzione per le potenzialità future.
Certo in ogni aggregazione, quindi anche in questa fattispecie, sono presenti e contano le gerarchie ed il “potere” che ogni soggetto può rappresentare in queste gerarchie nella definizione delle regole, delle scelte dei soggetti, nella elaborazione dei percorsi, e delle politiche operative.
In Italia, oggi, è complesso e particolarmente difficile creare una rete come ce ne sono nei paesi europei, nate, in genere, dai gruppi di acquisto e progressivamente dedicate a tutti gli aspetti di queste attività.
Appare, in ogni caso, sempre più chiaro che il rafforzamento del comparto passa da processi di aggregazione sinergica di numeri crescenti di operatori, vuoi ad opera del “capitale finanziario”, vuoi, e sarebbe particolarmente auspicabile, per altre motivazioni.
Immaginare, però, un insieme di attività, che, a mo’ di feudo, presidiano, servono e garantiscono gli utenti, le famiglie di un territorio con l’egemonia, mi si permetta il paragone, di un feudatario, intorno alla “casa funeraria” non è, probabilmente, un’idea pellegrina e può rappresentare una strada “italiana” per rafforzare il sistema e renderlo capace anche di rapportarsi alle realtà più avanzate ed evolute europee e non solo.
Le Federazioni del settore, soggetti primari di elaborazione e propulsione, hanno ed avranno compiti e ruoli rilevanti, essenziali probabilmente, nello studio e nella promozione ed orientamento; tema, questo, di primaria rilevanza. Chissà che nel prossimo futuro non lo si possa affrontare.
CARONTE
Tanatoprassi e rispetto delle tradizioni: un ponte tra culture
In Spagna, un operatore funebre ha lanciato un'iniziativa pionieristica: un programma di formazione in tanatoprassi dedicato alla comunità musulmana locale. Questa mossa, lodabile per la sua sensibilità interculturale, solleva una questione cruciale: come si concilia la tanatoprassi con le diverse tradizioni religiose e culturali presenti in Italia?
La tanatoprassi, ovvero l'insieme di trattamenti per la conservazione e la presentazione estetica del defunto, sta diventando una pratica sempre più diffusa anche in Italia. Sebbene non ancora obbligatoria per legge come in altri paesi, molte famiglie la richiedono per motivi igienici, affettivi o religiosi.
Le esigenze di tradizioni diverse
Per la comunità musulmana, la tanatoprassi può rappresentare una risposta alle esigenze specifiche del rito funebre islamico. La preparazione del corpo, che prevede la pulizia (Ghusl), l'avvolgimento in un sudario (Kafan) e la preghiera funebre (Janazah), richiede una cura particolare e competenze specifiche. Un operatore formato in tanatoprassi può garantire che queste pratiche vengano eseguite nel rispetto delle tradizioni islamiche, con sensibilità e competenza.
Ma, se la comunità musulmana è probabilmente la più “visibile” tra i “nuovi residenti”, va ricordato che, oltre a non essere la maggioritaria (in realtà il 53% degli immigrati si riconosce nelle diverse confessioni di origine cristiana, non tutte con la stesse con le stese tradizioni dei cattolici) è affiancata da diverse altre minoranze presenti in Italia.
La comunità cinese costituisce circa l’8% degli immigrati in Italia, ed è caratterizzata da una grande importanza e rispetto per gli anziani e i defunti. Pratiche come la vestizione del corpo con abiti specifici e l'organizzazione di funerali elaborati sono fondamentali per onorare la memoria del defunto.
Infine, anche altre comunità religiose, come quelle ebraica, buddista o induista, hanno tradizioni funebri specifiche che richiedono rispetto e comprensione.
Sfide e opportunità
L'introduzione della tanatoprassi in un contesto multiculturale come quello italiano presenta diverse sfide. In primo luogo, è necessario formare operatori funebri in grado di comprendere e rispettare le diverse tradizioni religiose e culturali. La conoscenza delle pratiche funebri, delle lingue e delle sensibilità culturali è fondamentale per un servizio di qualità. In secondo luogo, la comunicazione con le famiglie è un aspetto cruciale. È importante spiegare in modo chiaro e comprensibile le diverse opzioni disponibili, rispettando sempre le scelte della famiglia. Infine, la tanatoprassi non deve essere vista come una pratica standardizzata, ma come un servizio personalizzato che tenga conto delle esigenze specifiche di ogni famiglia e comunità religiosa.
L'iniziativa spagnola è un esempio di come la tanatoprassi possa essere uno strumento per promuovere il dialogo interculturale e il rispetto delle tradizioni e conferma che la tanatoprassi, se praticata con competenza e sensibilità, può rappresentare un valore aggiunto per le famiglie che desiderano onorare la memoria dei propri cari nel rispetto delle proprie tradizioni.
In un contesto multiculturale come è anche quello italiano, è fondamentale che gli operatori funebri siano in grado di offrire un servizio personalizzato e rispettoso delle diverse esigenze religiose e culturali. Solo così la tanatoprassi potrà diventare un vero e proprio ponte tra culture.
Una scusa per andare a Parigi? Funeraire Paris 2025
Se vi siete persi Tanexpo 2024 e non volete aspettare l’edizione 2026 (dal 7 al 9 maggio, come sempre a Bologna), dal 19 al 21 novembre 2025, il Parc des Expositions Paris Le Bourget ospiterà la ventesima edizione di Funeraire Paris, l'evento in Francia per i professionisti del settore funerario.
Questa ventesima edizione è annunciata come un'edizione speciale, che promette di essere ricca di novità e appuntamenti imperdibili, con un focus particolare sulle sfide e le opportunità che attendono il settore nei prossimi anni.
Funeraire Paris 2025 promette di essere il palcoscenico ideale per scoprire in anteprima le ultime tendenze del mercato, le nuove tecnologie e i servizi innovativi che stanno plasmando il futuro del settore funerario. L'area espositiva ampliata accoglierà oltre 200 espositori, pronti a presentare una vasta gamma di prodotti e servizi: dalle urne e casse funebri ai veicoli funebri, dai software gestionali alle soluzioni per la cremazione. Un'occasione per i professionisti del settore per toccare con mano le ultime novità e trovare le soluzioni più adatte alle proprie esigenze.
L'evento non si limiterà all'esposizione di prodotti e servizi, ma offrirà anche un ricco programma di conferenze e workshop. Esperti del settore condivideranno le loro conoscenze e approfondimenti sui temi più attuali, come la digitalizzazione dei servizi funerari, la sostenibilità ambientale, le nuove forme di commemorazione e l'evoluzione del ruolo delle agenzie funebri, offrendo un’opportunità per aggiornare le proprie competenze, acquisire nuove conoscenze e rimanere al passo con i cambiamenti del settore.
Per celebrare il ventesimo anniversario del salone, saranno inoltre organizzati eventi speciali, tra cui una cerimonia di premiazione delle aziende più innovative del settore e una serata di gala. Un modo per riconoscere l'impegno e il contributo delle aziende che, con la loro creatività e visione, stanno contribuendo a plasmare il futuro del settore funerario.
Il centro esposizioni “Parc des Expositions Paris Le Bourget” è a soli 5 km dall’aeroporto di Parigi Charles de Gaulle (CDG), perciò è possibile raggiungerlo con estrema facilità: l'ultimo giorno di esposizione è un venerdì, l’ideale per programmare un weekend romantico!
I segreti di Caronte: il traghettatore dell’Ade che Dante ha reso immortale
Tutti quanti conosciamo Caronte, il nostro editorialista che, tenendo fede alla nomea di personaggio non proprio conciliante, si prende la briga di vergare i commenti più sferzanti sulle cose che non vanno della Funeraria italiana, ma è possibile che non tutti ne conoscano la storia personale e familiare perché, oltre che poco conciliante, il nostro Caronte è pure molto riservato: abbiamo condotto una indagine accuratissima sul suo passato (e presente), che sicuramente ci procurerà qualche bisticcio in redazione…
Nella mitologia greca e romana, Caronte è il traghettatore delle anime dei defunti attraverso il fiume Acheronte, che separa il mondo dei vivi da quello dei morti. La sua figura è legata al mito dell’obolo, una moneta che veniva posta sotto la lingua del defunto per pagare il passaggio sulla barca.
Le origini precristiane di un mito dell’era moderna di un personaggio della letteratura medievale
Le prime testimonianze sulla figura di Caronte risalgono al V secolo a.C., ma è probabile che il personaggio abbia origini ancora più antiche. Il suo nome, in greco antico Χάρων, potrebbe essere collegato al termine χαροπός (charopos), che significa “ardente”, “fiammeggiante”, in riferimento ai suoi occhi.

Le prime raffigurazioni di Caronte risalgono all’antica Grecia, dove il personaggio era già presente nella mitologia. Lo troviamo in alcune pitture l’anfora attribuita al Pittore di Tymbos (circa 500 a.C.), che mostra Caronte mentre traghetta le anime su una barca.
Secondo la tradizione mitologica, Caronte è figlio di Erebo (l’oscurità) e della Notte. Viene descritto come un vecchio burbero e scontroso, con una lunga barba e occhi di fuoco. La sua barca è spesso raffigurata come una piccola imbarcazione malandata, adatta a trasportare le anime dei defunti.
Nella mitologia greca, Caronte emerge come figura chiave nel trapasso, il traghettatore di anime attraverso il fiume infernale Acheronte. Il suo servizio aveva un costo: l’obolo, una piccola moneta che i defunti dovevano portare con sé per pagare il viaggio verso l’aldilà.
L’usanza di porre una moneta sotto la lingua del defunto per il “nolo” è profondamente radicata nella cultura greca, con testimonianze che risalgono al V secolo a.C. Questa pratica non era solo un atto simbolico, ma una vera e propria necessità per assicurare al defunto un passaggio sereno verso l’Ade.
Il mito dell’obolo di Caronte ha radici profonde e significati simbolici importanti. Il pagamento sottolinea il passaggio dalla vita alla morte come un viaggio inevitabile, un tributo da versare per accedere al regno dei morti.

Questa credenza ha influenzato profondamente le pratiche funebri e la cultura popolare, lasciando un’eredità che persiste nel tempo. L’obolo di Caronte è diventato un simbolo potente del trapasso, un monito sulla caducità della vita e sull’importanza di prepararsi al viaggio finale.
Nel corso dei secoli, la figura di Caronte e il mito dell’obolo sono stati ripresi e reinterpretati in diverse forme artistiche e letterarie, dalla Divina Commedia di Dante alle opere di autori contemporanei. La loro presenza testimonia il fascino intramontabile di questa leggenda, capace di parlare ancora oggi al cuore dell’uomo.
Caronte e i suoi “fratelli”
La figura di Caronte non è unica nel suo genere. Diverse culture antiche presentano personaggi simili, con il ruolo di accompagnare le anime dei defunti nell’aldilà. Tra questi, possiamo citare: Anubi, il dio egizio con testa di sciacallo, protettore dei morti e guida nell’oltretomba, Ermete Psicopompo (ebbene sì, il nostro Ermes!), messaggero degli dèi greci, incaricato di accompagnare le anime dei defunti nell’Ade e, infine, Xolotl il dio azteco con testa di cane, guida delle anime nel Mictlan, il regno dei morti.
Da traghettatore dell’Ade a demone infernale: la cristianizzazione di Caronte
Nella mitologia greca e romana, Caronte era il traghettatore delle anime dei defunti attraverso il fiume Acheronte. Con l’avvento del cristianesimo, la sua figura ha subito una trasformazione significativa.
Il cristianesimo, con la sua visione del mondo incentrata sulla contrapposizione tra il bene e il male, ha reinterpretato le figure mitologiche pagane in chiave negativa. Caronte, in quanto legato al mondo dei morti, è stato associato al demonio, diventando una figura oscura e spaventosa.
Questa immagine di Caronte è presente anche nella Divina Commedia di Dante, dove il personaggio è descritto come un “dimonio dagli occhi di bragia” che “batte ogni indugio” (Inferno, III, 130-132) che traghetta le anime dei dannati verso l’Inferno.
La figura di Caronte ha continuato ad essere presente nell’immaginario collettivo anche dopo il Medioevo, comparendo in numerose opere letterarie, artistiche e cinematografiche. La sua immagine di demone infernale è rimasta dominante, anche se non sono mancate interpretazioni più sfumate e complesse del personaggio.
Un personaggio che attraversa i millenni
Caronte, il traghettatore dell’Ade, è una figura mitologica che ha ispirato innumerevoli artisti nel corso dei secoli. La sua immagine è stata reinterpretata in modi diversi, riflettendo le diverse epoche e sensibilità artistiche.
Nel Medioevo, Caronte è spesso raffigurato come un vecchio barbuto e arcigno, che traghetta le anime dei defunti attraverso l’Acheronte, e la sua figura è presente in molte opere d’arte, come affreschi, miniature e sculture. Caronte rappresenta una presenza fissa nell’iconografia cristiana, soprattutto nelle raffigurazioni del Giudizio Universale. Lo troviamo spesso in affreschi e miniature, come quelli che illustrano la Divina Commedia di Dante. In queste opere, Caronte è un personaggio inquietante, spesso associato al demonio e alle pene dell’Inferno.

Nel Rinascimento e nel Barocco, Caronte diventa un personaggio più complesso e sfaccettato: alcuni artisti lo raffigurano come un uomo muscoloso e imponente, mentre altri lo rappresentano come un vecchio stanco e malinconico, assume forme più complesse e drammatiche. Artisti come Michelangelo, Tiziano e Rubens lo raffigurano in opere di grande impatto emotivo, dove il traghettatore dell’Ade diventa simbolo della fragilità della vita e dell’inevitabilità della morte.
In epoca moderna, Caronte continua ad essere una fonte di ispirazione per gli artisti. La sua immagine è presente in dipinti, sculture, illustrazioni e persino in opere di videoarte.
Lo troviamo in opere di artisti come Gustave Doré, che ha illustrato l’Inferno di Dante con suggestive incisioni, e in dipinti di artisti contemporanei che esplorano il tema della morte e dell’aldilà.
Oltre alla pittura, Caronte è stato raffigurato anche in numerose sculture. Tra le più celebri, ricordiamo la scultura in marmo di Jean-Baptiste Pigalle (1758), che mostra Caronte mentre traghetta un’anima verso l’Ade, e la scultura in bronzo di Auguste Rodin (1880), che raffigura Caronte in una posa pensierosa e malinconica.
Nel XX secolo, Caronte fa la sua comparsa anche nei media, come cinema, televisione e videogiochi. La sua figura è spesso utilizzata per rappresentare la morte o il passaggio all’aldilà.
Alcuni esempi di opere che hanno reinterpretato la figura di Caronte sono il film “Orfeo” di Jean Cocteau (1949), dove Caronte è un personaggio misterioso e affascinante e il videogioco “Hades” (2020), dove Caronte è un personaggio giocabile con abilità uniche.
Insomma, il nostro Caronte è un ganzo: una figura mitologica complessa e affascinante, che ha attraversato i secoli e le culture, assumendo significati diversi.
Da traghettatore di anime a demone infernale, il personaggio di Caronte continua ad affascinare e a ispirare artisti di ogni genere; la sua presenza nella Divina Commedia di Dante ha contribuito a renderlo immortale, consegnandolo all’immaginario collettivo come uno dei simboli più potenti del passaggio dalla vita alla morte.
Milano: dal 2025 padroni e animali insieme al cimitero
A partire dal 2025, a Milano sarà possibile seppellire gli animali domestici insieme ai loro padroni nei cimiteri cittadini. Questa decisione, accolta con favore da molti, rappresenta un importante passo avanti nel riconoscimento del legame profondo che si instaura tra gli esseri umani e i loro animali di compagnia.
Il Comune di Milano ha deciso di applicare la legge regionale 4 del 2022 che permette la tumulazione delle ceneri degli animali domestici nella stessa sepoltura del proprietario defunto. Questa normativa si applica a una vasta gamma di animali, tra cui cani, gatti, conigli, criceti, tartarughe e pesci.
Le regole stabilite dal Comune prevedono che le ceneri degli animali possano essere tumulate in cellette, colombari o tombe di famiglia, a condizione che l’animale sia tumulato insieme o successivamente al proprietario. Non è permesso inserire epigrafi o immagini dell’animale da solo sulla lapide, ma è consentita una fotografia che ritrae il defunto insieme al suo animale. Un limite importante è quello numerico: nelle cellette non più di due urne cinerarie, quella del defunto e quella dell’animale, nei colombari al massimo tre cassettine.
L’assessore ai Servizi civici del Comune di Milano, Gaia Romani, ha definito questa iniziativa “un atto di civiltà” che risponde al desiderio di molte persone di poter riposare accanto ai loro animali, considerati veri e propri membri della famiglia. La possibilità di seppellire gli animali domestici con i loro padroni è vista come un riconoscimento del legame speciale che si crea tra esseri umani e animali.
Per avviare la procedura di tumulazione, è necessario presentare un’autocertificazione, il certificato di cremazione dell’animale e un’istanza che richiede la tumulazione delle ceneri nello stesso luogo in cui è sepolto il proprietario. In caso di trasferimento del loculo del proprietario, anche le ceneri dell’animale dovranno essere trasferite, se possibile.
Questa nuova possibilità offerta dal Comune di Milano rappresenta un importante passo avanti nel riconoscimento del legame affettivo tra esseri umani e animali domestici. La decisione di permettere la sepoltura congiunta risponde a un’esigenza sentita da molti e segna un ulteriore progresso verso una maggiore sensibilità e rispetto per gli animali.
- https://www.dagospia.com/cronache/milano-gli-animali-domestici-potranno-essere-sepolti-i-propri-padroni-419973
- https://www.ilsole24ore.com/art/milano-via-libera-sepoltura-ceneri-animali-cimiteri-cittadini-AGs43m5B
- https://tg24.sky.it/cronaca/2025/01/03/milano-ceneri-animali-padroni-cimitero
- https://www.iodonna.it/lifestyle/animali/2025/01/03/seppellire-gli-animali-domestici-nei-cimiteri-con-i-loro-padroni-dal-2025-a-milano-si-puo/
- https://www.ilpost.it/2025/01/03/milano-animali-domestici-sepoltura-padroni/
Cremazioni e cofani: le Associazioni fanno fuoco e fiamme, e la Regione Toscana corregge la delibera
Buone nuove di fine anno dalla Regione Toscana.
Con delibera di giunta regionale n. 1617 del 23 dicembre 2024 la giunta ha accolto rimostranze, obiezioni e considerazioni promosse da Federcofit e dalle associazioni a tutela dei produttori di cofani funebri affinché si provvedesse a modificare una delibera consigliare secondo la quale a far data dal 01 gennaio 2025 in Toscana sarebbero potuti andare in cremazione negli impianti regionali solo cofani con particolari caratteristiche quanto ad essenza legnosa, resinosità, aromaticità e verniciatura e privi di parti metalliche (allegato 2 al piano regionale per la qualità dell’ambiente approvato con delibera del consiglio regionale n. 72/2018).
Tale delibera, promossa a sacrosanta tutela dell’ambiente, ma contenente incongruità sotto il profilo scientifico, di fatto avrebbe impedito l’utilizzo di qualsiasi essenza legnosa per i cofani da mandare in cremazione, con evidenti aggravi di spese e disagi per i cittadini.
Federcofit si è dunque ripetutamente spesa durante l’anno per sollecitare un emendamento decisivo presso gli organi regionali, in particolare rivolgendosi all’Assessore all’Ambiente Monia Monni, la quale ha finalmente accondisceso alle nostre segnalazioni. Sicuramente positivo e probabilmente determinante è stato il concorso di intenti che in questi ultimi mesi si è verificato tra Federcofit e le associazioni dei produttori, a tutela del buon nome, serietà e coscienza dell’imprenditoria italiana.
Nel dettaglio la nuova delibera riporta il seguente testo:
- la prescrizione: “i feretri dovranno essere introdotti nei forni privi di elementi in metallo;” è sostituita con la prescrizione: “i feretri dovranno essere introdotti nei forni previa rimozione di tutti gli elementi in metallo e plastica presenti all'esterno, fatta salva la minuteria di assemblaggio”;
- la prescrizione: “dovranno essere impiegati feretri di legno dolce, non resinoso, non aromatico e non verniciato;” è sostituita con la prescrizione: “dovranno essere impiegati feretri di legno grezzo o verniciati ad acqua o con trattamenti, rivestimenti e finiture esterne ecocompatibili”.
Tutto è bene quel che finisce bene, ma preme sottolineare con forza che le riforme si ottengono quando si dialoga, si lavora uniti con obiettivi congrui, si opera per il bene comune. Federazioni e Associazioni, organi rappresentativi della filiera, servono a questo: armonizzare con stile e credibilità le esigenze di interesse pubblico con quelle del privato. Starne fuor perché “tanto il lavoro lo fanno lo stesso anche se non ci iscriviamo” è un’opzione sempre meno lungimirante in un’economia sempre più frenetica, interconnessa, globale e innovativa.
Buon anno e buona riflessione per il 2025.
Il Segretario
Piero Chiappano
Il comparto funerario si evolve, regole e trasparenza sono fondamentali
Anche il comparto funerario italiano è interessato, come del resto tutta l’imprenditoria italiana, a profondi mutamenti ed evoluzioni.
La tradizionale Impresa funebre italiana, impresa familiare con il titolare direttamente impegnato nella vendita dei servizi si è evoluta per lasciare il campo progressivamente all’attività funebre moderna che utilizza sempre più strumenti e modalità nuove ed aggiornate ai tempi.
Nascono le Case funebri, oggi oltre 800 nell’intero Paese, scendono in campo soggetti finanziari nazionali e internazionali, si stanno delineando rapporti di rete che modernizzano l’intero settore, si sviluppano nuove domande di qualificazione professionale per dare risposte più adeguate alla domanda degli utenti.
L’arte di arrangiarsi, per usare un’espressione forse estrema ma capace di descrivere un contesto generale, deve cedere il passo, sempre di più, a un rapporto concorrenziale basato su elementi oggettivi e non su rendite di posizione o peggio ancora.
Si tratta di evoluzioni che interessano tutta l’imprenditoria funebre, dalle piccole imprese alle realtà più complesse e di dimensioni più significative.
Difficile dire quale sarà l’approdo finale e quali saranno le sorti dei nuovi soggetti presenti, oggi, su questo mercato, anche alla luce del passato non troppo lontano, quando i francesi pensavano di conquistare il nostro mercato, sicuramente le regole sono cambiate e l’attenzione al loro rispetto sta crescendo anche da parte delle Istituzioni, a partire dai Comuni.
Federcofit è molto attenta a queste evoluzioni, e ci mette il proprio impegno operativo, perché è convinta che solo attraverso il rispetto di precise e condivise regole si possa procedere ad una progressiva unificazione dei livelli dei servizi funebri nell’intero paese colmando progressivamente le distanze tra nord e sud presenti anche nella funeraria.
Tante “furbizie” utilizzate da operatori più dediti a scivolare con sotterfugi sotto il rispetto delle norme oggi non passano più inosservate. Dalla richiesta di aprire “depositi per attività funebri” in un comune materano alla realizzazione di “improprie” sale del commiato in locali assolutamente inadeguati, all’apertura di “magazzini” indicati come sedi di attività funebri, fino al perpetuarsi di vecchi “vizi” all’interno delle strutture sanitarie ed ancora altre “furbizie” non solo non passano più inosservate con qualche complicità anche delle competenti “autorità”, ma, oggi, sempre più spesso le ragioni di una corretta concorrenza e di tutela dei diritti delle famiglie colpite da un lutto sollecitano contestazioni e proteste che non possono passare sotto silenzio.
Federcofit, ormai tutti ne sono consapevoli, sta al fianco di coloro che sollevano tali problemi e formalizzano “proteste” contro questi abusi intervenendo, come Federazione, in prima persona presso le autorità competenti, Regioni, Comuni e Magistratura.
A forza di insistere, come si dice, qualcosa si muove anche positivamente da parte delle Istituzioni interpellate, come la Regione Basilicata che, interpellata anche su nostra pressione, illustra al Comune interessato la corretta interpretazione della norma a tutela delle imprese corrette e “regolari” suggerendo la censura, e conseguente diniego di autorizzazione per il “deposito per attività funebre”.
Interveniamo a fianco degli operatori che invocano correttezza e trasparente rispetto delle regole perché nessun operatore “corretto” si senta solo in queste rivendicazioni giuste e doverose.
Questo è il nostro DNA fin dalla nascita e su questa strada vogliamo continuare: rappresentare, tutelare e promuovere gli interessi degli operatori funebri e dell’intero comparto che non solo credono ma anche operano nel rispetto delle norme e regole emanate dalle Istituzioni competenti, pronta, sempre, ad impugnare tali disposizioni se considerate sbagliate alla luce del sole per farle cambiare.
Tanexpo cambia immagine e annuncia le date per il 2026.
TANEXPO torna a Bologna dal 7 al 9 maggio 2026. L’evento adotta una nuova identità visiva che vuole parlare di passione, professionalità e successo, elementi fondamentali per affrontare le sfide e cogliere le opportunità del mercato e vuole riflettere l’impegno nel sostenere la crescita e l’innovazione nel settore funerario.
Nell’annunciare l’appuntamento 2026, gli organizzatori ricordano qualche numero della manifestazione, come gli oltre 15.000 visitatori professionali da 65 paesi, e i più di 23.000 mq di esposizione, con 225 espositori di cui quasi un terzo internazionali. Sono inoltre previsti a più di 40 meeting e seminari condotti da esperti del settore per rimanere aggiornati sulle ultime tendenze e innovazioni.
La vedova disperde le ceneri illecitamente, la figlia ottiene risarcimento: una sentenza a Milano
Gli amici di GIESSE, il gruppo di tutela assicurativa e risarcimento danni su incidenti, decessi e quant’altro, convenzionato con la nostra Federazione ormai da molti anni, nella persona di Bruno Marusso, ci informano di un caso significativo dove il Tribunale di Milano emette una sentenza, Giudice il Dott. Damiano Spera, in merito alla dispersione illecita di ceneri di congiunto e conseguente richiesta di risarcimento.
La sentenza può essere consultata anche sul sito della Federazione, www.federcofit.it, nella sezione LEGISLAZIONE nazionale, per maggiore documentazione.
Riportiamo, qui, i termini riassuntivi e le conclusioni ringraziando l’amico Marusso per la importante comunicazione:
- Decede una persona che aveva espresso la volontà di essere cremato e le ceneri vengono affidate alla moglie.
- La figlia del deceduto, non convivente perché coniugata e residente fuori Milano, si recava periodicamente presso la casa della madre e del fratello per il culto del sepolcro e pregare davanti all’urna, posizionata nella camera da letto della vedova, dentro la quale pensava (così le era sempre stato detto) fossero custodite le ceneri del padre
- A seguito di un trasloco, la madre e il fratello si trasferiscono in una nuova abitazione senza però comunicare nulla riguardo al luogo di conservazione dell’urna e impedendo alla figlia di accedere nella nuova abitazione
- Dopo le richiesti insistenti della figlia, il legale della madre comunica con PEC che nell’urna, in realtà, non c’erano mai state le ceneri del defunto in quanto disperse sin da subito dalla moglie
- Il defunto, però, non aveva mai espresso la volontà che le sue ceneri venissero disperse, e, anche se non se ne fa cenno nella sentenza della causa civile, non c’era alcuna autorizzazione alla dispersione rilasciata dall’Ufficiale di Stato Civile di competenza
- La figlia fa causa alla madre ed il Giudice le dà ragione, condannando la madre per lesione del diritto secondario di sepolcro, la possibilità, cioè, di accedere alla tomba dei defunti per compiervi gli atti di culto e di pietà verso le salme, oltre al diritto di impedire quegli atti che turbino l’avvenuta tumulazione delle stesse
- In assenza di precedenti giurisprudenziali, il giudice si affida al criterio equitativo puro e liquida la somma di € 50.000 oltre, ovviamente, alle spese legali di € 7.000,00, ecc.
La Sentenza non interviene sugli aspetti penali inerenti la “dispersione non autorizzata” dall’Ufficiale di Stato Civile ma interviene sui danni conseguenti e valutabili sul piano “civile”.
La sentenza in oggetto non chiama in causa, in nessun modo, una qualsivoglia attività funebre e siamo perfettamente convinti che nessun operatore funebre italiano, non solo lombardo, avrebbe consigliato comportamenti analoghi alla condotta della “madre” in questione.
Vale, però, la pena di richiamare l’attenzione sulle conseguenze possibili derivanti da atti figli della leggerezza nella considerazione del trattamento dei resti di un defunto e suggerire, sempre, alle famiglie, agli aventi titolo, la massima attenzione alle conseguenze dei propri atti e all’opportunità di chiedere consigli ai professionisti, agli operatori funebri di riferimento, sui propri comportamenti ed atti.
Garante della concorrenza: un parere non condivisibile su trasporti sanitari e attività funebri
Il 18 luglio u.s. l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha pubblicato un Parere, l’AS2026, di censura verso le Leggi Regionali sulla Funeraria che, a giudizio dell’Autorità, “introducono ingiustificate limitazioni all’esercizio dell’attività di impresa nel settore dei servizi di onoranze funebri”: di fatto viene messa in discussione, e decisamente censurata, l’incompatibilità tra attività funebre ed esercizio di autombulanza e trasporto degli infermi definita da numerose Leggi Regionali.
Si tratta di un Parere che desta non solo meraviglia, ma che comporta anche un arretramento sostanziale dell’impegno profuso nel corso degli ultimi 20 anni, e attraverso le normative regionali sul settore, per la qualificazione della professione funebre tanto chiacchierata.
Meraviglia perché le normative di riferimento non solo datano di oltre un decennio ma hanno ricevuto il consenso delle Organizzazioni nazionali del settore nella loro totalità e, nei contenuti, non vorremmo si ripristinasse il vezzo, praticato nel passato da numerosi operatori del settore, di utilizzare la gestione del trasporto sanitario per acquisire la propria clientela che, come riconosce la stessa Autorità Garante, esprime una “domanda poco propensa, per il delicato momento psicologico legato al decesso di un congiunto, a effettuare un’adeguata comparazione di prezzi richiesti e servizi offerti dalle varie imprese funerarie”.
Le motivazioni di questa censura vengono esplicitate con l’affermazione che “debba sussistere una chiara separazione e incompatibilità tra la prestazione di servizi di onoranze funebri e una serie di altre attività in quanto, qualora svolte congiuntamente ai primi, potrebbero attribuire un indebito vantaggio competitivo alle imprese funebri interessate nei rispettivi mercati locali di operatività.
Tale principio di incompatibilità, tuttavia, è limitato ai casi in cui le attività interessate concernono interessi pubblici a carattere prevalente ……. In altri termini, l’incompatibilità deve essere riferita ai servizi che si caratterizzano per un prevalente interesse generale di natura igienico-sanitaria o comunque di carattere pubblico-sociale”. Come, appunto, verrebbe da dire, il trasporto sanitario.
La conclusione dell’Autorità introduce, invece, un distinguo: “… nel caso, ad esempio di un altro servizio legato al trasporto sanitario in ambulanza cosiddetto di emergenza/urgenza/soccorso, non a pagamento bensì a carico del Servizio Sanitario Nazionale, il decesso potrebbe risultare possibile e, dunque, anche in questo caso da ciò trae origine la domanda di servizi funerari, con la connessa sopradescritta distorsione concorrenziale, che è necessario far venire meno”.
Quindi, indipendentemente dal fatto che il decesso può verificarsi in occasione di qualsiasi trasporto sanitario, si porrebbe, a parere dell’Autorità, la necessità di distinguere tra trasporto sanitario generico e quello di emergenza/urgenza/soccorso ed attivare uno specifico controllo da parte delle Autorità competenti (quali?) per rilevare e colpire le inadempienze ed i soggetti colpevoli; francamente operazione assolutamente problematica se non impossibile nella attuale situazione.
Ci sembra, invece, che la definizione normativa di una incompatibilità, con la conseguente separazione societaria, sicuramente non una separazione proprietaria obbligatoria di dubbia legittimità costituzionale, assicuri una equilibrata soluzione: nessuno è impedito di avere la titolarità di entrambi le attività con le rispettive autorizzazioni amministrative e due strumenti operativi a maggiore tutela della domanda ed a garanzia dell’assenza di commistione tra due attività molto diverse tra loro, se non con finalità assolutamente divergenti, una, l’attività funebre, finalizzata a curare i morti, l’altra, il trasporto sanitario, finalizzata ad allontanare il più possibile la morte.
Ce ne guadagnerebbe enormemente anche l’immagine del settore impegnato in questi ultimi decenni a sviluppare servizi sempre più trasparenti ed adeguati alle crescenti esigenze delle famiglie con consistenti investimenti ed azioni di crescita professionale.
Caronte
Continua lo strazio dei cimiteri romani, cremazioni a rilento anche ad agosto.
I cimiteri romani continuano a essere senza pace, e con loro defunti e familiari.
È il quotidiano romano “Il Tempo” a lanciare l’ennesima denuncia con un articolo del 26 agosto. Circa un migliaio di defunti sono in attesa di cremazione e, se normalmente a Roma vengono cremati circa 65 cadaveri al giorno, nel mese di agosto non si sono mai superate le 30 cremazioni quotidiane. Questa situazione, oltre a rappresentare una minaccia sanitaria per la dispersione di liquidi dai cofani, è un insulto alla dignità delle persone defunte e delle loro famiglie.
Le cause sono fatte risalire sia al problema strutturale della cronica mancanza di potenziamento del servizio di cremazione, nonostante la crescita delle richieste in questi anni, sia al crollo della capacità di gestire le pratiche di cremazione da parte degli uffici preposti.
Quale che sia la ragione immediata, la situazione getta nello sconforto le famiglie che denunciano, attraverso la presidente del “Comitato cimiteri Flaminio, Prima Porta, Verano e Laurentino”, Valeria Campana, l’assenza di risposte anche solo interlocutorie da parte dell’amministrazione comunale.
Articolo integrale: Roma, vietato morire ad agosto. Stop alle cremazioni – Il Tempo
Immagine di copertina: NikonZ7II, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Le nuove stagioni della Funeraria
Periodicamente, Euroact si fa portatore di ipotesi e progetti per il futuro della funeraria italiana che travalicano l’azione di informazione propria e tradizionale dell’Agenzia ed i commenti su fatti, temi e questioni proprie di questo settore utili e particolarmente apprezzati.
È il caso del “Ri-federiamo dal basso la polizia mortuaria con un modello a “rete”» di Necroforo del 12 settembre scorso.
Senza entrare nel merito di un leitmotiv del pensiero dell’autore, mutuato in buona parte dalle posizioni di SEFIT, cioè la critica feroce e, francamente, ingiustificata in considerazione del quadro di riferimento normativo nazionale, contro l’operato normativo delle Regioni, merita una qualche attenzione la riflessione condotta nell’articolo nella considerazione, palese di fronte a tutti, dell’assoluto disinteresse della “politica nazionale” sulla materia.
Dal 2001, con la presentazione del Disegno di Legge “Sirchia” e dopo la conferma referendaria della modifica del Capo V della Costituzione, abbiamo assistito alla presentazione in ogni legislatura succedutasi (5 o 6 tra quelle piene e quelle interrotte) di specifici Disegni di Legge senza che nessuno sia riuscito ad arrivare in porto, indipendentemente dal giudizio che ogni componente interessata ne possa dare.
Al di là, quindi, della certezza “incontrovertibile” e certificabile da tutti che il rinnovamento e lo sviluppo della funeraria italiana, per la verità più il funebre rispetto al cimiteriale (anche su questo sarebbe utile un maggiore approfondimento), lo dobbiamo alle bistrattate Regioni (formazione degli addetti, trasferimento delle salme, nuovi e corposi investimenti per qualificare i servizi con le case funerarie, definizione delle “incompatibilità”…), può essere utile e fruttuoso avviare una riflessione su un assetto “istituzionale” e normativo imperniato sulla centralità, o ruolo più significativo, delle Regioni con vincoli condizionati, su specificate materie, dalla Conferenza Stato-Regioni al fine di unificare meglio, sul piano nazionale, le varie ed articolate realtà territoriali.
Ci sono sicuramente materie che comportano un intervento di competenze sovraregionali; si pensi alla realizzazione e confezionamento dei cofani, ai ristretti confini territoriali per il trasferimento delle “salme”, ai processi formativi obbligatori per tutti gli addetti funebri, cimiteriali e non solo, e ad altre poche materie anche nell’ambito cimiteriale come le dimensioni minime dei sepolcri o delle fosse da inumazione, per fare un solo esempio. Si tratta di materie particolari che travalicano i singoli territori e le particolari consuetudini locali capaci, però, di segnare l’unitarietà di un Paese e il rispetto di regole e diritti inalienabili in tutto il Paese.
L’impressione, o forse meglio la certezza, che si ricava alla luce degli ultimi 25 anni di storia nazionale in merito alla disciplina funeraria è che la totale disattenzione dalla “politica nazionale” all’argomento derivi non solo dall’incombere sulla scena politica negli ultimi decenni di temi e problemi più gravi ed impellenti, oltre che più profittevoli, rispetto alla misera funeraria ma probabilmente anche dalla constatazione che il settore, ancorché coinvolgente oltre 600.000 famiglie ogni anno, di fatto non è abbandonato a se stesso ma è, in qualche modo, curato dalle Regioni (con buona pace dei cittadini laziali che ancora aspettano una qualche cura) e quindi non bisognoso di una particolare sollecita attenzione. Non si spiega altrimenti la perdurante disattenzione anche in presenza di maggioranze solide come ce ne sono state nel corso degli ultimi 25 anni; certamente, alla presenza di ben 19 leggi regionali e con i problemi generali che il Paese deve affrontare, anche le divisioni marcate all’interno delle componenti presenti nel settore sono ragioni valide per non intervenire nazionalmente.
In questo quadro politico nazionale – con una pressoché totale sordità verso le domande della funeraria – il ruolo delle Regioni, e soprattutto se coordinate nazionalmente, assumerebbe una importanza decisiva anche per le prospettive future dell’intero settore.
Si tratta di strada complessa e, sicuramente, non facile alla luce delle posizioni manifestate dalle più significative componenti e Organizzazioni presenti, funebri, cimiteriali, comunali ecc.
Una generale convergenza tra gli attori del settore è ancora più necessaria per fare concreti passi avanti.
La storia degli ultimi vent’anni è ricca di tentativi di raggiungere risultati concreti miseramente falliti: dai primi tentativi sotto l’egida del compianto Nino Leanza, alla proposta di legge “Sirchia”, alle altre proposte e controproposte succedutesi nelle successive legislature l’unica convergenza che si ricordi tra le Organizzazioni nazionali del settore è quella riferita alla fiscalità dei servizi funebri e cimiteriali (introduzione di IVA ridotta e ampliamento delle detrazioni sui servizi funebri e cimiteriali) mai accettata dalle Istituzioni, neppure in fase di analisi, perché considerata di applicazione impossibile.
Dobbiamo constatare tutti, nessuno escluso, come sia prevalsa la logica del “prendere o lasciare” senza compromessi o mediazioni che ha portato la “politica”, anche quando potevano esserci possibilità di successo, ad abbandonare la “pugna” per le troppo marcate divisioni del settore.
Una cosa è certa: le legislazione regionale, in genere anche se con differenze e con qualche rara eccezione, ha permesso e permette alla funeraria nel suo complesso uno sviluppo sia in termini professionali sia nella crescita e rafforzamento imprenditoriale (molto più nel funebre rispetto al cimiteriale probabilmente anche per la minore attenzione prestata a questo livello di legislazione da parte delle componenti cimiteriali), ma tutto questo non basta per affrontare i problemi dell’oggi e del futuro del settore.
I mutamenti ed evoluzioni sociali del paese, uno per tutti l’esplodere delle cremazioni e la crisi delle strutture cimiteriali, impongono una profonda evoluzione delle norme: temi come la semplificazione, la digitalizzazione, la liberalizzazione e i ruoli delle strutture e dei vari soggetti in campo debbono trovare risposte nuove e di lungo respiro in ambiti territoriali vasti, almeno nazionali.
La strada delle Regioni raccordate tra loro, e quindi con una sorta di potestà nazionale, può rappresentare uno sbocco più facile rispetto all’intervento dello Stato Centrale tramite il Parlamento, però anche questa strada può avere successo solo se le Organizzazioni “nazionali” riescono a convergere su un disegno condiviso, almeno nelle grandi linee.
Bisogna ricominciare a parlarsi, a conoscersi meglio, ad analizzare e, come dire, metabolizzare le ragioni diverse che stanno alla base delle specifiche posizioni; bisogna riprendere un percorso che permetta la realizzazione di sedi di costante e consuetudinario confronto sulle soluzioni ai vari problemi senza considerarci, nessuno, come il sole intorno a cui girano i vari pianeti.
Il settore nel suo complesso è cresciuto, ne è prova l’interesse crescente del capitale finanziario che registriamo giornalmente; ha bisogno di nuove risposte per svolgere, oggi, la sua funzione sociale ed economica.
Compito delle Organizzazioni del settore è elaborare le risposte adeguate e trovare la strada per metterle in atto, tutti insieme e non ognuno per conto suo, come dimostra la lunga esperienza passata.
CARONTE