Forni crematori in Italia: La Maddalena (OT)
Dopo aver parlato della cremazione e del suo sviluppo nel nostro Paese, e dopo avere pubblicato l’elenco dei crematori oggi in attività regione per regione, presentiamo su Hermes funeraria i singoli impianti con le informazioni essenziali ed utili per gli operatori funebri che debbano fare affidamento a queste strutture nel proprio territorio di intervento.
Inizia un percorso di informazione, doveroso per l’organo di informazione di Federcofit, che raccoglie, rendendole di facile consultazione, le informazioni presenti sui canali di informazione e che sono fornite via via dagli stessi gestori dei singoli impianti.
CREMATORIO DI LA MADDALENA (OT)
c/o Civico Cimitero Via Trinità, 07024 La Maddalena (OT)
tel – fax: 0789790656; 0789790660
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Tutti i prezzi sono aggiornati alla data di pubblicazione, e potrebbero quindi essere stati modificati dall’Operatore.
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Coronavirus: risponde la Protezione Civile della Lombardia
La protezione civile ci risponde FINALMENTE
Anche se la risposta non ci piace ma almeno non ci sentiamo scaricati da un messaggio preimpostato.
Siamo ben speranzosi che il Decreto Legge recentemente pubblicato (17 marzo) ci lasci passare dalle strette maglie delle dogane i DPI che FEDERCOFIT sta ordinando per poter consentire agli operatori di lavorare.
ABBIAMO BISOGNO DI UNA SOLUZIONE e NOI le stiamo tentando tutte.
A brevissimo sapremo se darvi l’ottima notizia che il carico è arrivato a destinazione.
Data: 22 marzo 2020 14:48:27 CET
Oggetto: I: nota comparto funerario prot 12408L’Unità di Crisi regionale è impegnata in questi giorni nell’approvvigionamento delle mascherine e degli altri dispositivi medici per le strutture sanitarie e sociosanitarie necessari per la protezione dei medici e degli altri operatori sanitari impegnati nella battaglia contro il Coronavirus. Non si occupa invece della fornitura di presidi per altri soggetti, che devono procurarsele autonomamente.
Siamo consapevoli che purtroppo in questo momento non è semplice trovare tali dispositivi, ma le recenti misure, in particolare il Decreto Legge del 17 marzo 2020, volte a semplificare le procedure per la produzione, la messa in commercio e l’importazione delle mascherine chirurgiche e dei dispositivi di protezione individuale, dovrebbe facilitarne il reperimento.
Ricordiamo inoltre che l’uso delle mascherine, seppure contribuisca a limitare la diffusione del virus, è indicato soprattutto se si sospetta di essere malati, se si presta assistenza a persone malate o se non è possibile mantenere la distanza di sicurezza e, in ogni caso, deve essere accompagnato da altre misure di igiene quali il lavaggio frequente delle mani, la distanza tra le persone e l’utilizzo di prodotti a base alcolica o con cloro.LA SEGRETERIA
In trincea con i cadaveri «Stiamo finendo guanti e mascherine»
È fondamentale il lavoro che, in queste settimane di emergenza sanitaria, stanno svolgendo le agenzie funebri. Raccolgono il lutto delle famiglie, spesso sono i primi ad entrare nelle case, lavorano a stretto contatto con gli ospedali per il trasporto delle vittime del Covid nelle cappelle e nei forni crematori, gestiscono i funerali nella nuova forma consentita dalla legge con presenze ridotte e misure di protezione. Ma per loro, oggi, questa protezione non è riconosciuta, anche quando devono spostare i corpi dei pazienti deceduti con infezione da coronavirus. Le mascherine per le aziende private sono quasi finite e non riescono a trovarne.
Non fa giri di parole il segretario nazionale del sindacato Federcofit, Riccardo Salvalaggio: «La protezione civile nazionale, a cui abbiamo chiesto di poter acquistare i dispositivi protettivi per i nostri addetti, ha scaricato il barile sulle Regioni. Ma chi blocca alle frontiere le forniture per dirottarle giustamente al personale ospedaliero è la protezione civile. Noi chiediamo solo di poterle acquistare, non che ci vengano donate. Ci servono per tutelare la salute dei nostri collaboratori e delle nostre famiglie. Siamo regolamentati dalle normative sanitarie in tutto e per tutto, tranne in questo frangente così emergenziale. Presto non avremo più dispositivi sufficienti e non possiamo correre rischi. Quando la politica si renderà conto dell’importanza di questa rete, sarà tardi».
Il problema riguarda tutte le agenzie funebri e per il Veneto parla il segretario regionale Federcofit, il trevigiano Ivan Trevisin: «Credo che, in questa emergenza, il nostro settore non sia stato adeguatamente coinvolto. Ci sono Regioni che hanno legiferato con testi operativi, altre non l’hanno fatto. Le province e le Usl danno direttive differenti. Al termine del ciclo vitale la malattia cessa ma potrebbe essere ancora trasmissibile e su questo non abbiamo indicazioni. Alcuni ospedali chiudono subito le salme in una bara, pronta per la cremazione, alcuni avvolgono la salma in lenzuola chiuse con soluzioni fisiologiche, oppure usano sacchi ermetici. Ma quando riceviamo la bara non sappiamo che tipo di protezione ci sia o se sia stata disinfettata anche esternamente».
Le domande sono tante: «Come dobbiamo comportarci con i decessi in abitazione? - chiede Trevisin -. Come possiamo sapere se la persona è positiva al Covid senza tampone? E se lo sono i familiari? Rispettiamo rigorosamente le prescrizioni, la distanza fra le persone ai funerali, indossiamo mascherine e guanti, ma ci mancano le indicazioni per le occasioni in cui ci sono persone riunite in spazi stretti, come negli obitori. Chiediamo un’interpretazione univoca per poter svolgere il nostro servizio nel modo migliore e più sicuro possibile, per noi e per nostre famiglie».
Le pompe funebri non sono soggette a chiusure, come ospedali e supermercati: «Siamo servizio pubblico quando serve, ma ci dobbiamo arrangiare come tutti i privati» dice Trevisin. Eppure sono in prima linea, anche loro, e il fattore emotivo non va mai trascurato: «La morte di una persona cara è un momento di grande dolore. Quando un paziente muore con Covid trascorre gli ultimi giorni in solitudine e i suoi familiari non lo vedranno mai più. Pensiamo a queste persone».
Silvia Madiotto
Campania: polemica tra gli Operatori sui servizi nei casi di COVID
Le dichiarazioni di Gennaro Tammaro (EFI, Eccellenza Funeraria Italiana): "Molte imprese funebri "rifiutano più e più volte di effettuare le operazioni per i casi di coronavirus". Bellomunno nega.
L'agenzia funebre Bellomunno risponde alle dichiarazioni di Gennaro Tammaro (EFI, Eccellenza Funeraria Italiana) secondo il quale "molte imprese funebri "rifiutano più e più volte di effettuare le operazioni per i casi di coronavirus. Questo diniego, dettato soprattutto dalla paura di un contagio, sta creando uno squilibrio insostenibile.“
Le dichiarazioni di Bellomunno: "Voglio smentire quello che scrivono e dichiarano da dieci giorni a questa parte. Innanzitutto non abbiamo un sindacato di categoria e nessuno che può parlare al posto mio o di altre agenzie private. Ogni agenzia sta fronteggiando il problema Covid-19 a testa bassa senza creare problemi ma risolvendoli. Siamo agenzie private ed abbiamo per obbligo dotazioni di sicurezza da adottare in caso di morti infette a maggior ragione ora che c’è questa emergenza siamo più attenti a dotare noi stessi ed i nostri collaboratori di tutto il necessario", spiega Bellomunno.
"In quanto privati veniamo retribuiti dalle famiglie che assistiamo ,quindi non vedo perché dovrei aspettarmi da parte della regione un aiuto. Per i decessi covid19 l’azienda ospedaliera ci “consegna” la salma in doppia sacca ermeticamente sigillata e imbottita di formaldeide o sostanza atta a igienizzare il corpo. Nessuna agenzia funebre si rifiuta di intervenire al trasporto delle salme dal luogo del decesso al forno crematorio/cimitero perché oltre ad essere un obbligo morale è anche remunerata".
"Entriamo ogni giorno nella vita delle persone ed il nostro compito è quello di provare ad essere il più discreti possibile senza andare ad alimentare paure ed ansie e pensando a come uscirne indenni psicologicamente e fisicamente".
http://www.napolitoday.it/cronaca/funerali-coronavirus-si-possono-fare.htmlDecreto blocca Italia: le Onoranze Funebri restano aperte
In merito all’ultima comunicazione trasmessa nel DPCM del 22 marzo 2020 ripetiamo che, indipendentemente che il codice ATECO delle imprese funebri (96. 00) non sia menzionato nell’elenco, è stato fatto un espresso richiamo al precedente DPCM nel quale le imprese funebri risultavano autorizzate ad operare come servizi essenziali alla persona.
Federcofit quindi comunica alle imprese del territorio italiano che sono autorizzate regolarmente a continuare il loro operato.
Poche tipologie aziendali sono altrettanto indispensabili come le nostre in questo momento di grande difficoltà per il Paese.
Invitiamo tutti alla prudenza e come accaduto nei comunicati precedenti ad utilizzare per qualsiasi intervento la massima tutela possibile per sé e per i propri dipendenti indipendentemente dalla causa di morte.Grazie a tutti per il vostro operato quotidiano e buona continuazione a tutti.
Pochi minuti fa è stato distribuito il decreto che dispone la chiusura di tutte le attività produttive e commerciali non strategiche.
L'articolo in particolare dispone:
comma 1
- A. Sono sospese tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad eccezione di quelle indicate nell’allegato 1 e salvo quanto di seguito disposto... Resta fermo, per le attività commerciali, quanto disposto dal DPCM 11 marzo 2020 e dall’ordinanza del ministro della Salute del 20 marzo 2020. L’elenco dei codici di cui all’allegato 1 può essere integrato con decreto del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell’economia e delle finanze;
- C. Le attività produttive che sarebbero sospese ai sensi della lettera A possono comunque
proseguire se organizzate in modalità a distanza o lavoro agile; - F. E’ sempre consentita l’attività di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di
farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici nonché di prodotti agricoli e
alimentari. Resta altresì consentita ogni attività comunque funzionale a fronteggiare
l’emergenza.
Alla luce delle lettere A e F, per quanto l'attività funebre non sia indicata nell'allegato 1, deve ritenersi essenziale per il richiamo al DPCM 11 marzo 2020.
comma 4
Le imprese le cui attività sono sospese per effetto del presente decreto completano le attività necessarie alla sospensione entro il 25 marzo 2020, compresa la spedizione della merce in giacenza.
clic qui per scaricare il DPCM 22 marzo 2020
Milano non cremerà più i non residenti
Considerato che l’accesso di feretri al Crematorio di Lambrate, già programmato sino al prossimo 3 aprile, determinerà la saturazione dell’impianto in termini di cremazione e deposito dei feretri, peraltro con tempi di attesa per la cremazione superiori a 5 giorni dall’arrivo a Lambrate, quindi anche dopo 10 giorni dal decesso in considerazione dei tempi di stazionamento dei cadaveri presso le camere mortuarie ospedaliere, il Direttore della Direzione Servizi Civici Partecipazione e Sport del Comune di Milano ha disposto
che i soggetti deceduti a Milano ma non residenti, il cui decesso si verifichi a partire dal 29/03/2020, non potranno essere cremati a cura del Comune di Milano sino a nuova disposizione al riguardo;
che, per l’eventuale sepoltura nei cimiteri cittadini dei defunti indicati al punto precedente, non è dovuto il pagamento:
a. della tariffa comunale per “servizio funebre con mezzi impresa”
b. delle tariffe “diritti inumazione salme” e “cippo per inumazione”
c. delle tariffe correlate alla tumulazione di salma in colombaro, fermo restando il pagamento della tariffa per la concessione del manufatto;
clic qui per scaricare la determinazione dirigenziale 2261 (PDF)
Coronavirus - Cagliari: invio via PEC della documentazione
A seguito delle ultime direttive impartite ai sensi del DPCM 11 Marzo 2020, recante ulteriori disposizioni attuative del D.L. n. 6 del 23 Febbraio 2020 di misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, tutti gli uffici comunali stanno predisponendo nuove modalità organizzative per poter garantire i servizi essenziali.
Si comunica, pertanto, che al fine di ridurre i tempi di attesa degli interessati ai procedimenti relativi alla dichiarazione di morte e alle autorizzazione al trasporto e sepoltura e/o cremazione, a partire da lunedì 23 marzo p.v. tutta la documentazione - avviso di morte, certificato necroscopico, scheda ISTAT, istanza (con apposta la marca da bollo o allegato il modello F24) per autorizzazione al trasporto e alla sepoltura/cremazione, dovrà essere scansionata e trasmessa tramite posta elettronica certificata – PEC al seguente indirizzo: statocivile@comune.cagliari.legalmail.it.
Al fine di identificare con maggiore celerità le richieste pervenute è importante indicare
nell’oggetto “Dichiarazione di morte ….”
Gli originali dei suddetti documenti dovranno poi essere consegnati al momento del ritiro degli atti autorizzativi, contestualmente alla marca da bollo da apporre al provvedimento autorizzatorio, rilasciato dall’Ufficio Decessi.
clic qui per scaricare la comunicazione in PDF
Emergenza Coronavirus: Allaria "Siamo senza le protezioni minime"
Emergenza Coronavirus: anche nella nostra provincia a rischio i servizi funebri, Allaria "Siamo senza le protezioni minime"
“Stiamo finendo le mascherine perché tutte quelle in commercio vanno alla Protezione civile, ma senza protezioni arriveremo a una serrata delle attività funebri in tutta Italia e dovremo lasciare i defunti nelle camere mortuarie”.
E' questo l'allarme lanciato da Cristian Vergani, presidente nazionale della Federazione italiana del comparto funebre (Federcofit) al quale ha fatto eco la sanremese Liliana Allaria, presidente regionale, che rappresenta le imprese del settore in Liguria e nella nostra provincia.
“La situazione a Bergamo, Brescia e ora anche a Milano è sempre peggiore ed abbiamo anche molti impresari colpiti dal coronavirus. E' sempre più pericoloso fare i nostri servizi perché le mascherine non si trovano più, tutti i nostri fornitori sono 'blindati' dalla Protezione civile. Quando saranno esaurite non potremo più lavorare”.
Il problema delle agenzie funebri è ormai conclamato nelle zone ad alto rischio, da dove è partito il focolaio del Coronavirus, ma che si sta estendendo anche alla nostra provincia. “E’ impossibile comprare mascherine, sia in Italia che all'estero – continua Liliana Allaria perché ogni impresa funebre aveva i suoi canali di approvvigionamento, ma oggi tutte le spedizioni vengono fermate alla dogana”.
Le imprese hanno anche tentato di fare un ordine cumulativo, ma poi non è stato possibile comprarle. E’ stata fatta anche una richiesta alla Protezione Civile: “Ci è stato risposto con un messaggio di otto righe in cui ci dicono che la domanda non può essere presa in carico e di rivolgerci al soggetto attuatore regionale”.
Alle imprese funebri servono dotazioni professionali, come le maschere Ffp2 o Ffp3: “Il problema – ha terminato Liliana Allaria - ha spiegato - non è solo dei defunti perché noi incontriamo anche i familiari e stiamo a contatto con loro. In molti casi sono persone positive al virus. Siamo allo stremo e chiediamo solo di essere tutelati per svolgere il nostro lavoro che, se si bloccasse, lascerebbe le salme nelle camere mortuarie”.
Coronavirus: procedura di vestizione e svestizione
Come cambia il lavoro delle onoranze funebri: Giorgio Guillard (Federcofit Liguria)
"Siamo lavoratori considerati a rischio - ha detto - Svolgiamo il nostro lavoro con grosse difficoltà.
All'ospedale di Sanremo è stata predisposta una camera mortuaria specifica, per le persone risultate positive al covid-19, dove possiamo accedere solo noi con speciali sistemi di protezione individuale".
Il segretario regionale della Federcofit (Federazione del Comparto Funerario Italiano) Giorgio Guillard, titolare delle Onoranze Funebri Francioni di Sanremo insieme alla moglie Enrica Maria Abate, spiega a SanremoNews.it come sia cambiato il loro lavoro ai tempi del Coronavirus tra sistemi di protezione individuale e regole per le cerimonie.
"Siamo lavoratori considerati a rischio - ha detto - Svolgiamo il nostro lavoro con grosse difficoltà. All'ospedale di Sanremo è stata predisposta una camera mortuaria specifica, per le persone risultate positive al covid-19, dove possiamo accedere solo noi con speciali sistemi di protezione individuale. L'ingresso è infatti riservato solo agli addetti ai lavori e neanche alla famiglia del defunto. La cerimonia prevede poi una sorta di preghiera di saluto, sul sagrato della chiesa, alla presenza di pochissime persone rispettando sempre le distanze di sicurezza. Subito dopo la salma deve essere portata al cimitero dove possono accedere solo gli addetti".