Spostamenti per esigenze lavorative: il modulo di autocertificazione

Autodichiarazione in relazione alle “Misure per il contrasto e il contenimento sull’intero territorio nazionale del diffondersi del virus COVID-19” disposte dal DPCM 8 marzo 2020

Come si sa, l’articolo 1, comma 1, lettera a) del DPCM 8 marzo 2020, stabilisce che nella regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia si debba

evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza;

per comprovare l’esigenza di spostamento per motivi lavorativi, il Ministero degli Interni ha offerto un modello per l’autocertificazione.

È possibile scaricare il modello facendo clic su questo link.


Milano non si ferma!

Federcofit assieme alla città che ne ospita la sede nazionale, agli Operatori, ai cittadini, alle donne e agli uomini che ogni giorno ci lavorano e la fanno grande: #milanononsiferma.

 


Coronavirus: TANEXPO RINVIATO AL 2021

Anche TANEXPO deve piegarsi, come già hanno fatto altre manifestazioni, al coronavirus: l'organizzazione ha inviato una lettera agli espositori informando che:

...in considerazione della gravità ed imprevedibilità dell’attuale situazione derivante dalla diffusione del COVID-19 Coronavirus, anche in conseguenza delle posizioni recentemente assunte dalle Autorità competenti a tutela della sicurezza della collettività, BolognaFiere S.p.A. ci ha comunicato la decisione di spostare tutte le manifestazioni in calendario nei prossimi due mesi, tra cui l’edizione 2020 di “TANEXPO” che avrebbe avuto luogo nei giorni dal 26 al 28 marzo pp.vv. Si tratta di una non facile decisione, dovuta prima di tutto ad un senso di responsabilità nei confronti degli Espositori, dei Visitatori e della collettività in genere, ma anche alla convinzione che sia nell’interesse di tutti rinviare l’organizzazione ad un periodo in cui l’emergenza sia superata, in modo da scongiurare un’altrimenti inevitabile ridotta partecipazione all’evento; tutto ciò pur nella consapevolezza che tale cambiamento implicherà uno sforzo organizzativo da parte di tutti i soggetti coinvolti.

L'Organizzazione ha già fissato la nuova data: dal 25 al 27 febbraio 2021, sempre alla Fiera di Bologna.


Concorrenza: provvedimento di AGCM sui funerali calmierati

BOLLETTINO AGCM N. 6 DEL 10 FEBBRAIO 2020

ATTIVITÀ DI SEGNALAZIONE E CONSULTIVA
AS1644 - COMUNE DI CINISELLO BALSAMO (MI) -
APPROVAZIONE DELLO SCHEMA DI CONVENZIONE TRA L’AMMINISTRAZIONE E LE IMPRESE FUNEBRI PER L’ESECUZIONE DI SERVIZI FUNEBRI A PREZZI CONVENZIONATI PER IL TRIENNIO 2017-2020

 

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 27 novembre 2019, ha deliberato di esprimere un parere, ai sensi dell’articolo 21-bis della legge 10 ottobre 1990, n. 287, relativamente alla delibera della Giunta comunale di Cinisello Balsamo (MI) del 23 novembre 2017, n. 262, avente ad oggetto l’approvazione dello schema di convenzione tra l’amministrazione e le imprese esercenti l’attività funebre per l’esecuzione di servizi funebri a prezzi convenzionati per il triennio 2017-2020.

Con tale delibera il Comune ha inteso consentire alla cittadinanza l’accesso ad un servizio funebre decoroso con “una spesa inferiore rispetto ai prezzi del mercato libero”, come precisato dalla stessa relazione di accompagnamento.

In particolare, lo schema di convenzione approvato prevede la fissazione di un prezzo convenzionato dei servizi funebri offerti (art. 4) definito a seguito di un’indagine effettuata dai servizi cimiteriali in merito ai prezzi applicati nei comuni del nord di Milano e di un confronto con le imprese esercenti l’attività funebre con sede commerciale nel territorio comunale. Lo schema consente, altresì, l’adesione alla convenzione solo alle imprese del settore che hanno la sede commerciale nel territorio comunale (art. 7).

Al riguardo, l’Autorità ha ritenuto opportuno svolgere le seguenti considerazioni. Innanzitutto, si osserva che la previsione di tariffe fisse, inderogabili al ribasso, nell’ambito di una convenzione per l’offerta di servizi commerciali, appare in contrasto con i principi posti a tutela della concorrenza. A ciò si aggiunga che quanto previsto dall’art. 4 dello schema di convenzione è reso ancora più cogente dalla circostanza (anche confermata da codesta Amministrazione nella risposta alla richiesta d’informazioni del 12 novembre 2019) secondo cui, qualora l’impresa funebre convenzionata applichi tariffe inferiori a quelle definite dallo schema, verrebbe esclusa dalla convenzione stessa.

Sul punto, l’Autorità richiama il proprio orientamento più volte ribadito in materia di servizi funebri1, in forza del quale, affinché la convenzione per l’offerta di servizi funebri a prezzi contenuti sia in linea con i principi a tutela della concorrenza, è necessario che essa si presenti, da un lato, “come un’iniziativa aperta a tutte le imprese dotate di alcuni requisiti minimi per operare nel settore funebre e, dall’altro, il prezzo convenzionato deve intendersi come un tetto massimo derogabile al ribasso, in tal modo lasciando aperta la possibilità che si sviluppino dinamiche competitive tra i diversi operatori del mercato”.2

Quanto richiesto dall’art. 4 dello Schema di convenzione, pertanto, risulta in contrasto con l’art. 41 della Costituzione, con la libertà di prestazione dei servizi ex art. 56 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), nonché con l’art. 2 della l. n. 287/1990.

Con riguardo alla limitazione territoriale posta dal citato art. 7 dello schema di convenzione, si apprezza favorevolmente l’impegno dichiarato da Codesta Amministrazione nella risposta del 12 novembre 2019 di modificare lo “schema di convenzione che scade a dicembre 2020, dando la possibilità di aderire alla stessa a tutte le agenzie che inoltreranno apposita istanza, previa verifica del possesso dei requisiti richiesti dalla convenzione”. Tale modifica, infatti, appare necessaria, considerato che il limite territoriale imposto alle imprese funebri appare in violazione dei principi a tutela della concorrenza3, in quanto limita ingiustificatamente l’esercizio della libertà d’iniziativa economica ex art. 41 della Costituzione, nonché la libertà di prestazione dei servizi ex art. 56 del TFUE. Inoltre, con riguardo al previgente art. 74, comma 4, della l.r. Lombardia n. 33/20094 (ora abrogato dalla l.r. n. 3/2019), si osserva che esso sarebbe comunque dovuto essere interpretato in senso ragionevolmente proporzionato alle perseguite finalità di interesse pubblico generale, alla stregua dei principi costituzionali in materia di libertà di iniziativa economica, come previsto dall’art. 1, commi 2 e 4, del d.l. n. 1/2012 convertito, con modificazioni, in legge 24 marzo 2012, n. 27. (c.d. decreto Cresci Italia).

Ai sensi dell’articolo 21-bis, comma 2, della legge n. 287/90, codesta Amministrazione dovrà comunicare all’Autorità, entro il termine di sessanta giorni dalla ricezione del presente parere, le iniziative adottate per rimuovere la violazione della concorrenza sopra esposta. Laddove entro il suddetto termine tali iniziative non dovessero risultare conformi ai principi concorrenziali sopra espressi, l’Autorità potrà presentare ricorso entro i successivi trenta giorni. Il presente parere sarà pubblicato sul Bollettino dell’Autorità ai sensi dell’articolo 26 della legge n. 287/90.

IL PRESIDENTE
Roberto Rustichelli

Clic qui per scaricare il provvedimento in PDF.

  1. Cfr. parere del 3 maggio 2012, Comune di Piacenza – Stipula accordo con le imprese di onoranze funebri (AS984), in Boll. 36/2012; parere del 14 giugno 2013, Comune di Tavagnacco (UD)- servizi funebri a tariffe agevolate (AS1056), in Boll. n. 24/2013; parere 19 aprile 2017, Comune di S. Agata sul Santerno/Servizi funebri “tipo” a prezzi contenuti (AS1377) in Boll. n. 21/2017; AS1578, Comune di Conselice (RA) – Prestazione di servizi funebri tipo a prezzi contenuti, 7 marzo 2019, Boll. n. 16/2019.
  2. Sul tema dell’offerta concorrenziale di servizi funebri, si richiama sul tema la sentenza del T.A.R. Abruzzo, sez. I, n. 608 del 30 luglio 2015, con cui è stato affermato che “i Comuni possono ora gestire il servizio di trasporto funebre solo in regime di libera concorrenza con le imprese private (soggette a mera autorizzazione per i profili igienico-sanitari, commerciali e quelli inerenti le pratiche di stato civile e cimiteriali) e che gli stessi Comuni non possono più fissare le tariffe per il trasporto funebre”.
  3. A riguardo, si richiama una risalente sentenza del Consiglio di Stato, sez. V, del 20 dicembre 1985, n. 486 con cui veniva declarata l’illegittimità del regolamento comunale per il servizio mortuario di Torino “per contrasto col principio fondamentale della libertà di attività economica, nella parte in cui limita alle sole imprese di pompe funebri aventi sede nella città la possibilità di svolgere i servizi in favore dei deceduti in Torino e destinati ai cimiteri cittadini”.
  4. Tale disposizione normativa così recitava: “Il conferimento dell'incarico per il disbrigo delle pratiche amministrative, la vendita di casse e articoli funebri e ogni altra attività connessa al funerale si svolge unicamente nella sede o nelle sedi indicate nella SCIA o, eccezionalmente, su richiesta degli interessati, presso altro luogo, purché non all'interno di strutture sanitarie di ricovero e cura pubbliche e private e locali di osservazione”

Comunicato relativo all’adeguamento del Comune di Cinisello Balsamo (MI) al parere espresso dall’Autorità ex art. 21-bis della legge n. 287/1990 in merito alla delibera della Giunta comunale di Cinisello Balsamo del 23 novembre 2017, n. 262, avente ad oggetto l’approvazione dello schema di convenzione tra l’amministrazione e le imprese esercenti l’attività funebre per l’esecuzione di servizi funebri a prezzi convenzionati per il triennio 2017-2020

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 4 febbraio 2020, ha deliberato di non impugnare davanti al Tribunale amministrativo regionale competente la delibera della Giunta comunale di Cinisello Balsamo (MI) del 23 novembre 2017, n. 262, avente ad oggetto l’approvazione dello schema di convenzione tra l’amministrazione e le imprese esercenti l’attività funebre per l’esecuzione di servizi funebri a prezzi convenzionati per il triennio 2017-2020.

Infatti, l’Autorità ha ritenuto che sono venuti meno i presupposti per il ricorso previsto dall’art. 21- bis della legge n. 287/1990.

Nel parere motivato deliberato nella riunione del 27 novembre 2019 ai sensi dell’art. 21-bis della legge n. 287/1990, l’Autorità ha rilevato che alcune delle previsioni della citata delibera della Giunta comunale integrassero una violazione dei principi nazionali ed europei a tutela della concorrenza. In particolare, lo schema di convenzione approvato dalla delibera prevede la fissazione di un prezzo convenzionato dei servizi funebri offerti, nonché consente l’adesione alla convenzione solo alle imprese del settore dotate di una sede commerciale nel territorio comunale. A riguardo, l’Autorità ha osservato: da un lato, che la previsione di tariffe fisse inderogabili al ribasso nell’ambito di una convenzione per l’offerta di servizi commerciali appare in contrasto con l’art. 41 della Costituzione, con la libertà di prestazione dei servizi ex art. 56 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), nonché con l’art. 2 della l. n. 287/1990; dall’altro lato, che la circoscrizione del novero delle imprese disposte ad aderire alla convenzione tra quelle aventi sede commerciale nel territorio comunale limiti ingiustificatamente l’esercizio della libertà d’iniziativa economica ex art. 41 della Costituzione, nonché la libertà di prestazione dei servizi ex art. 56 del TFUE.

A seguito del ricevimento del parere motivato, il Comune di Cinisello Balsamo - con comunicazione pervenuta all’Autorità il 29 gennaio 2020 - ha trasmesso la Deliberazione della Giunta Comunale n. 10 BOLLETTINO N. 6 DEL 10 FEBBRAIO 2020 16 del 28 gennaio 2020 (“Approvazione nuovo schema di convenzione tra l’amministrazione comunale e le imprese esercenti l’attività funebre per l’esecuzione di servizi funebri a prezzi convenzionati per il biennio febbraio 2020-febbraio 2022”) in grado di risolvere le perplessità concorrenziali sollevate dall’Autorità con il suddetto parere motivato.

Infatti, l’Amministrazione locale ha annullato la deliberazione oggetto del parere e, recependo i rilievi sollevati dall’Autorità, ha in tal senso introdotto delle conformi previsioni nel nuovo schema di convenzione. A riguardo, si richiamano l’art. 3 (Servizi funebri a prezzi convenzionati) secondo cui “Il prezzo citato è esente da IVA e da intendersi come tetto massimo derogabile al ribasso da parte delle imprese funebri” e l’art. 7 (Requisiti delle imprese) in forza del quale “L’adesione alla presente convenzione è libera e aperta a tutte le imprese autorizzate ai sensi della vigente Legge Regionale n. 4 del 4 marzo 2019 e del vigente Regolamento della Regione Lombardia 9 novembre 2004 n. 6 e ss. mm. “Regolamento in materia di attività funebre e cimiteriale. Tutti i requisiti per l’adesione al Servizio devono permanere per tutta la durata della convenzione, pena la cancellazione dall’elenco”.

Preso atto del nuovo schema di convenzione approvato dal Comune rispetto al parere motivato formulato ai sensi dell’art. 21-bis della legge n. 287/1990, nella propria riunione del 4 febbraio 2020, l’Autorità ha deliberato l’archiviazione del procedimento, ritenendo che le circostanze comunicate siano suscettibili di rimuovere i dubbi concorrenziali espressi nel parere del 27 novembre 2019.


Maniaci del fai-da-te? c’è la bara da assemblare

I nostri lettori non inizino a preoccuparsi per questo ennesimo scadimento nei servizi funebri: l’originale trovata è tutta nipponica e limitata a quel mercato, dove però può essere acquistata anche per corrispondenza.

A lanciare questa imperdibile offerta è un operatore di onoranze funebri decisamente low cost che, con delle strategie che ricordano certe compagnie aeree, promuove un prodotto “basic” che chiede al cliente di montarsi anche il cofano, che immaginiamo confezionato in pacchi piatti come quelli delle cucine IKEA, e che il venditore specifica stare comodamente anche in una Prius.

Per 28.380 Yen giapponesi (meno di 250 euro) il “bricoleur dolente” può portare a casa:
• una bara componibile in legno;
• un’urna in metallo per l’eventuale cremazione;
• una scatola d’argento per le ossa avanzate dopo la cremazione;
• un set composto da cuscino, materassino e coperta;
• alcuni panni da imballaggio;
• un manuale di istruzioni dedicato non solo al montaggio della bara ma anche alle varie attività correlate cui l’emulo di zio Paperone sarà inevitabilmente chiamato (trasportare la salma, organizzare la cremazione…)
Che si tratti solo di una trovata promozionale o di un nuovo mercato destinato a imporsi, il sito dell’operatore in questione è, ahinoi, solo in giapponese: a chi volesse approfondire consigliamo la traduzione di Google verso l’inglese, quella in italiano è mortalmente incomprensibile.

https://store.so-gi.com/


Scivolone piemontese dal sapore amaro. Il Consiglio Regionale si fa tirare la giacchetta.

Un gruppo di sparuti interessati di parte fa la sua comparsa lo scorso 11 febbraio durante la seduta del Consiglio di Regione Piemonte mentre si stava cercando di votare le modifiche alla Legge Regionale per scrivere, finalmente, nero su bianco e senza possibilità di ulteriori fantasiose interpretazioni, ed una volta per tutte, la possibilità di trasferire i defunti, nell'arco delle 24 ore ed indipendentemente dall'accertamento di morte, presso l’obitorio od il servizio mortuario delle strutture ospedaliere, presso apposite strutture adibite al commiato o presso l’abitazione propria o dei familiari per facilitare le famiglie in un ossequio funebre rispettoso dei propri desideri.
Proposta resasi necessaria per far sì che questi trasferimenti si potessero fare (visto che già si fanno) in tutto il Piemonte indistintamente dalla provincia o indipendentemente se il malcapitato fosse morto in una struttura pubblica o privata.

UNA MODIFICA GUIDATA DALLA OPPORTUNITÀ DI ADEGUARSI A TUTTE LE REGIONI CONFINANTI
UNA MODIFICA CHE AVREBBE FINALMENTE POTUTO FAR ESERCITARE AI CITTADINI PIEMONTESI I MEDESIMI DIRITTI DEI CITTADINI DI ALTRE REGIONI (confinanti o meno)
UNA MODIFICA GUIDATA DAL BUON SENSO E PER TUTELARE LE FAMIGLIE ED I LORO INVIOLABILI DIRITTI: non vi è l'obbligo di trasferire i defunti esclusivamente nelle Case Funebri, ma si dà la possibilità di scegliere il luogo, compresa la propria abitazione, dove svolgere la veglia funebre ...
UNA MODIFICA PER NON FARE SEMPRE LA STESSA FIGURA DA ITALIANI MEDI CHE UNA COSA VALE PER ME E NON PER TE

.... invece NO tutto sospeso. Motivazione?
Perché questa modifica (sostiene qualcuno) potrebbe ledere la micro impresa che di danaro per realizzare strutture per il commiato non ne ha abbastanza oppure non ne vuole cacciare fuori.
E della gente?... Chi se ne frega.
E tutti quegli altri imprenditori in Italia (circa 400) che hanno realizzato strutture per il commiato? Una manica di fessi.
Nell'onesto ed irreprensibile Piemonte si cerca di non fare quello che è già stato fatto in tutto il resto d'Italia e cioè di gettare le basi per un sano confronto fra le imprese portando all'evidenza le più capaci (che non sempre risultano essere le più grandi e virtuose) ed instaurando uno stimolo alla crescita. Si sa che il Piemonte ha forte vocazione conservativa ma in questo caso la definirei autolesiva.
L'alunno discolo ha chiesto al Prof. che la lezione fosse sospesa perché non aveva studiato, non ne aveva avuto il tempo o la voglia. Noi riteniamo che probabilmente non ne abbia la capacità.
Se vi va leggetevi la nostra richiesta, scritta con i colleghi di Feniof, di far riprendere con una sana urgenza l'approvazione di queste modifiche.
Salviamo il salvabile o per lo meno salvatevi la faccia davanti al resto delle altre Regioni. Oppure, per coerenza bloccate la Fiat perché i piccoli produttori non possono stare dietro ai processi innovativi e di sviluppo di quel settore.

 

Scarica da questo link la lettera congiunta Federcofit e Feniof


LA CREMAZIONE IN ITALIA

Lo sviluppo, diremmo, esponenziale della cremazione in Italia, registrato negli ultimi anni pone questa pratica funeraria al centro dell’attenzione della funeraria per molteplici aspetti e conseguenze.

Ormai siamo lontani anni luce dal secolo passato, anche se sono passati solo 20 anni, quando le percentuali che interessavano le cremazioni nel nostro paese si articolavano in numeri ad una sola cifra.

Con queste prime ed elementari riflessioni vogliamo aprire, su Hermes e sui vari canali di comunicazione di Federcofit, una finestra sugli aspetti che hanno origine da questo fenomeno. Non si tratta di aspetti e fenomeni marginali.

Chi guardasse, oggi, per fare un solo esempio, alla realtà milanese che vanta un ricorso alla cremazione per oltre il 70% dei deceduti, si rende conto di quale salto si registra da quando, nel lontanissimo 1996-1998 si lamentava una drammatica carenza di loculi e di posti salma nei cimiteri milanesi: oggi gli spazi cimiteriali sovrabbondano ed il problema è riempirli, con l’esplosione di problemi economici e gestionali sempre più gravi. Non solo, stante questa situazione anche il ruolo che tradizionalmente, a partire dall’Editto di Saint Cloud, i cimiteri hanno ricoperto, quello cioè di tutelare la salute pubblica con un ruolo eminente dello Stato, attraverso le sue articolazioni, viene oggettivamente messo in discussione per sviluppare maggiormente la funzione di tutela e sviluppo del “ricordo” e dell’ossequio.

Non a caso nell’introduzione all’ipotesi di modifica del DPR 285/90,  correvano gli anni del ministro Prof. Sirchia (2001) si parlava di un possibile recupero di ambienti urbani, fuori dai tradizionali cimiteri, per accogliere le ossa o le ceneri dei defunti e facilitare l’ossequio da parte delle persone anziane, una sorta, quindi, di cimitero, o meglio ossario e cinerario, di quartiere.

Certo gli aspetti che abbiamo richiamato, indipendentemente dal punto di arrivo che ognuno può prospettare o desiderare, comportano sia una profonda rilettura dei cimiteri, della loro funzione e della loro gestione, ma richiedono, anche, uno sforzo di “fantasia” che favorisca la valorizzazione della personalizzazione del “ricordo” e rompa quel trend alla standardizzazione su cui si sono incamminati, salvo rare ed encomiabili eccezioni, i cimiteri italiani nel corso degli ultimi decenni.

Dall’altro lato della medaglia si registra una crescita significativa delle strutture funzionali alla soddisfazione della domanda crescente di cremazione, a partire dagli impianti crematori.

L’analisi dei dati statistici elaborati e pubblicati da Sefit (e fosse anche solo per questo dobbiamo grande gratitudine a questa organizzazione) dal 1995 al 2005 si passa da n. 31 crematori a n. 43 crematori (+12), mentre dal 2006 al 2018 da n. 44 a n. 83 crematori (+39): un trend sicuramente sorprendente per qualsiasi osservatore. Secondo alcuni la programmazione di impianti per l’intero paese dovrebbe garantire un impianto per 500.000 abitanti circa: ci siamo quasi.

Corrispondente è il trend delle cremazioni, in termini assoluti ed in termini percentuali rispetto al totale dei decessi. Riprendendo gli anni di riferimento che abbiamo citato, nel 1995 si sono registrate n. 15436 cremazioni pari al 2,78% dei decessi, nel 2005 n. 48.196 cremazioni pari al 8,50% dei decessi, nel 2018 si sono registrate n. 183.146 cremazioni pari al 28,93% dei decessi (sostanzialmente il 30%). Il nostro paese si sta avvicinando a grandi passi alle percentuali presenti in paesi di tradizioni cremazioniste ben più rilevanti come la Francia. Sicuramente la differenza tra nord e sud rimane ancora grande ma l’analisi dei trend e la crescita della domanda di realizzare impianti crematori anche nelle regioni meridionali portano a prospettare un progressivo avvicinamento dei dati meridionali a quelli del centro-nord.

Cresce anche l’associazionismo per la cremazione: alle tradizionali organizzazioni, SOCREM, Icrem, Registro Italiano Cremazioni, se ne aggiungono altre più o meno fantasiose, Associazione Italiana per la cremazione viterbese, la napoletana Asso. Crem (convenzionata con un’impresa funebre), la Società di cremazione vicentina, … che rappresentano in qualche modo la risposta sociale ad un fenomeno in diffusa crescita nel paese.

Cresce anche la cura estetica per gli impianti di cremazione che assomigliano sempre meno ad opifici ma cercano di tradurre, anche esteticamente, le funzioni rituali che sottostanno alla generalità delle pratiche funerarie. Di converso registriamo anche la crescita dell’ostilità, immotivata o motivata che sia, espressa dalle collettività insediate nei pressi di un edificando crematorio.

Abbiamo accennato ad alcuni temi inerenti lo sviluppo di questa pratica funeraria consapevoli che tante altre sono le problematiche che si dovranno affrontare con la sua progressiva espansione e su cui anche le norme e le disposizioni di legge dovranno intervenire.

L’obiettivo che ci poniamo è quello, prima di tutto, di indagare, e, quindi, arricchire la conoscenza di questo fenomeno nei suoi vari aspetti perché se un fenomeno lo conosci lo puoi anche gestire, se non lo conosci rischi di soccombere.

Da questo intervento nasce una sorta di rubrica sul tema, come Hermes ha fatto su altri temi, che è, prima di tutto, messa a disposizione di chi vuole intervenire con propri contributi, testimonianze, approfondimenti, e che vedrà la presentazione delle strutture dedicate a questa pratica, i crematori in primis, ma anche le esperienze che si potranno sviluppare all’interno dei cimiteri per la custodia e l’ossequio delle ceneri dei defunti.

Giuseppe Caciolli


https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Chiesa_dei_Morti_e_cimitero_delle_mummie_-_Urbania_6.jpg

Cimiteri d'Italia: le Marche

Cimitero di guerra di Ancona

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veduta del Cimitero di guerra di Ancona

Il cimitero di guerra di Ancona è un cimitero per i militari britannici e del Commonwealth caduti durante la seconda guerra mondiale che si trova in località Tavernelle, ad Ancona.

Questo cimitero dà sepoltura a oltre mille caduti prevalentemente nel 1944, in maggioranza britannici, ma anche canadesi, neozelandesi, australiani, sudafricani, indiani ed altri provenienti da paesi del Commonwealth. Il cimitero raccoglie i caduti in una area vasta da Pescara a Pesaro ed è stato realizzato dalla commissione del Commonwealth per le Onoranze ai Caduti di Guerra, costituita nel 1917, secondo regole comuni per tutti caduti. Venne infatti stabilito che i caduti sarebbero rimasti nei paesi in cui morirono e che in quei paesi sarebbero stati commemorati in perpetuo con una lapide individuale. La Commissione aveva il compito di segnare le tombe, creare i cimiteri e costruire i monumenti commemorativi. Oggi la Commissione è impegnata in 150 paesi per 1.100.000 tombe del Commonwealth dalle due guerre mondiali in 2.500 cimiteri di guerra costruiti ed in 21.000 altri scenari di guerra. I caduti la cui tomba è ignota sono commemorati in 200 monumenti.

 

Cimitero militare polacco di Loreto

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Un'immagine dal cimitero polacco a Loreto

Il cimitero militare polacco di Loreto è stato costruito nel 1944 ed è stato inaugurato nel 1946. Oltre a questo si debbono ricordare i cimiteri militari polacchi di Montecassino, Casamassima e Bologna.

A Loreto, in provincia di Ancona, si trova uno dei principali cimiteri polacchi in Italia, con 1.112 tombe. Il cimitero dei soldati polacchi è situato tra la strada statale Adriatica e la Santa Casa di Loreto, sul lato destro di una lunga scalinata tra il verde per la quale si arriva al santuario di Loreto, sulle tombe dei militari polacchi sono spesso presenti omaggi di devozione verso i defunti.

Il cimitero è stato restaurato nei primi anni sessanta a cura del governo italiano e degli emigrati polacchi ma ora necessita di un nuovo intervento conservativo. Come è noto il II Corpo d'armata polacco comandato dal generale Władysław Anders, si costituì con i circa 160.000 prigionieri polacchi nell'ex Unione Sovietica, che ottennero il permesso di formare un corpo d'armata contro l'esercito nazista. Trasferitisi dalla Russia alla Persia, quindi in Palestina, i soldati polacchi vennero impiegati anche in Italia come II Corpo d'armata nell'VIII Armata britannica. Durante la battaglia di Ancona con le truppe comandate dal generale Władysław Anders era inquadrato anche il CIL, il Corpo Italiano di Liberazione comandato dal generale Umberto Utili ed altre formazioni.

Il II Corpo d'armata polacco diede un grande contributo alla liberazione dell'Italia, combattendo duramente, con coraggio e sacrificio di vite, principalmente a Montecassino, nelle Marche e Romagna, al termine della seconda guerra mondiale solo una piccola parte dei militari polacchi tornò in patria, gli altri scelsero la via dell'esilio in vari paesi, tra cui l'Italia, in quanto la Polonia era entrata nell'influenza sovietica. Il generale polacco Władysław Anders, deceduto a Londra nel 1970, venne sepolto per sua volontà nel cimitero di Montecassino, accanto ai suoi soldati lì caduti e sepolti nell'omonima e sanguinosa battaglia.

Cimitero ebraico di Senigallia "delle Grazie"

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Lapidi situate nel parco Anne Frank (Senigallia)

Il cimitero delle Grazie è il cimitero ebraico situato a Senigallia in uso dal 1878.

Il cimitero ebraico delle Grazie, che si trova a tre chilometri dal centro abitato, prende posto nell'area boscosa vicino all'ex convento delle Grazie, è recintato da un muretto in mattoni ed è collegato al cancello d'ingresso da un vialetto lungo cui, nel 1977, sono state poste le lapidi del vecchio cimitero.

Le lapidi, ormai corrose dal tempo, sono caratterizzate dalla semplicità man mano che ci si avvicina al nuovo millennio, mentre quelle ottocentesche sono molto elaborate e piene di riferimenti religiosi.

Nel 1869 venne deliberato che la selva vicino all'ex convento delle Grazie era il luogo più adatto per essere destinato ad un cimitero comunale. Il progetto che venne approvato è quello dell'architetto Enea Gentili e la struttura fu inaugurata nel 1871. Passati sette anni, nel lato destro dell'omonima chiesa venne allestito uno spazio destinato al cimitero ebraico: infatti risale al 1878 la prima sepoltura. Si deve a Sergio Anselmi il recupero di ben oltre 85 lapidi e cippi del Seicento, Settecento e fine Ottocento, infatti durante lavori di scavo nella zona del vecchio cimitero ebraico, diventata in parte area fabbricabile, le antiche lapidi rischiavano di essere distrutte dalle ruspe.

Cimitero Delle Mummie di Urbania

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immagine dalla Chiesa dei Morti di Urbania

Una silenziosa cripta dove i corpi di comuni mortali dimorano da più di quattro secoli. La Chiesa dei Morti, già Cappella Cola fino al 1836, ornata da uno splendido portale gotico, conserva al suo interno il Cimitero delle Mummie, noto per il curioso fenomeno della mummificazione naturale, dovuto a una particolare muffa che ha essiccato i cadaveri succhiandone gli umori.

Nel 1833 furono esposti, dietro l’altare, 18 corpi già mummificati estratti dai sepolcri vicini, in seguito all’istituzione dei cimiteri extraurbani per effetto dell’editto napoleonico di Saint Cloud del 1804. Alla sistemazione dei corpi provvide la Confraternita della Buona Morte, fondata a Casteldurante nel 1567, sotto la protezione di S. Giovanni Decollato (all’interno della chiesa è visibile una rappresentazione del Santo, opera di Giustino Episcopi). I suoi compiti erano di provvedere al trasporto gratuito e alla sepoltura dei morti, specie degli indigenti, all’assistenza dei moribondi, oltre alla registrazione dei defunti in uno speciale libro, fino alla distribuzione delle elemosine ai poveri. Durante la cerimonia funebre i “Fratelli” indossavano una veste bianca con cappuccio nero sul capo (come si vede all’interno della chiesa nel personaggio al centro, il Priore Vincenzo Piccini, ideatore della necropoli).

Le mummie di Urbania accolgono il visitatore ognuna con la sua storia da raccontare: dalla giovane donna deceduta di parto cesareo, a un giovane accoltellato in una veglia danzante, e la mummia dello sventurato che, si racconta, fu sepolto vivo in stato di morte apparente… il custode vi narrerà con piacere le incredibili vicende di tutti i personaggi.

Cimitero Ebraico di Pasaro

(c) comune di Pesaro
Un'immagine dal cimitero ebraico di Pesaro

Il cimitero sorge sulle pendici del colle San Bartolo. L’uso cimiteriale dell’area (6.700 mq circa) risale al 1695, quando la comunità ebraica di Pesaro lo acquisisce dopo una permuta con il podere a Pantano che ospitava il cimitero precedente. Fino a metà novecento lo spazio appariva come una scoscesa pendice campestre con rade alberature, abbandonato poi agli effetti del tempo.

Il suo recupero - curato nel 2002 dalla Fondazione Scavolini - ha riguardato pulitura e restauro dei manufatti in pietra che segnalano le sepolture e la messa in opera di elementi per il percorso di visita.

Fra i rovi affiorano oggi 140 lapidi circa, numero inferiore alle inumazioni effettivamente realizzate. La motivazione di ciò va ricercata nel decreto di papa Urbano VIII (1652) che vieta ogni iscrizione tombale per gli ebrei dello Stato Pontificio eccezion fatta per gli insigni rabbini e gli uomini o le donne di grande cultura e carità; ribadita nel 1775 da Pio VI, l’interdizione resta in vigore fino a Pio IX.

Tutti i monumenti sono in pietre locali o marmi. Nella parte più alta del cimitero, la più arcaica, si trovano esclusivamente stele verticali e cippi cilindrici. Nella fascia centrale, compaiono veri monumenti sepolcrali di gusto classico, in quella inferiore, la più recente, strutture romantiche e naturalistiche.

Le sepolture più imponenti sono quelle erette tra il 1860 e il primo novecento a testimonianza di una certa emancipazione sociale degli ebrei che segue l’annessione delle Marche al Regno d’Italia.

Cimitero Monumentale di Monterubbiano

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Cimitero Monumentale di Monterubbiano

Nel 1875, considerato lo stato di abbandono del cimitero comunale e vista la sua inadeguatezza alle nuove disposizioni di legge, su proposta dell’architetto Luca Galli, viene adeguata la struttura esistente. Il cimitero è costituito da un asse longitudinale di simmetria che divide la corte porticata sui due lati maggiori; sul lato minore è situato l’ingresso con un pronao classico in stile dorico e rialzato rispetto la strada. L’altra facciata, rivolta all’interno, fa da chiusura al perimetro rettangolare. La cappella centrale ripropone il pronao d’ingresso; le semicolonne addossate alla muratura svolgono la funzione di lesene. La cappella è sormontata da una lanterna che fa da piedistallo ad una statua in ghisa rappresentante in allegoria l’immortalità, alta 280 cm., eseguita dallo scultore Nicola Cerpelli di Fermo, uscita dalle officine dell’Istituto Tecnico Montani di Fermo e coeva al progetto. Da questo nucleo originario il cimitero poi subisce una serie di ampliamenti a partire dagli anni venti, nell’immediato dopoguerra, negli anni sessanta ed infine oggi.


John Andretti: il corteo funebre a Indianapolis

John Andretti, nipote del celebre pilota italiano Mario Andretti, e anch'esso pilota è morto lo scorso 30 gennaio, a causa di un tumore al colon.

Andretti ha corso 12 volte all'Indy 500 fino al 2011, e nel 1994 ha nella stessa notte una gara di Indy 500 e in un evento NASCAR, diventando il primo pilota a portare a termine questa impresa; ha anche partecipato a 15 gare della Daytona 500 fino al 2010.

Per onorare il suo impegno sportivo, al termine della cerimonia funebre la salma è stata condotta all'Indianapolis Motor Speedway, in cui l'autofunebre ha fatto percorrere un ultimo gira di posta al pilota.


George Parrot, il bandito trasformato in scarpe e borse.

Il “selvaggio West” era davvero selvaggio, e questa storia ce ne dà una dimostrazione evidente.
George Parrot (nato il 20 marzo 1834), era un bandito “specializzato” nel rubare bestiame e derubare i viaggiatori nelle rotte del West la cui pelle è stata trasformata in un paio di scarpe dopo il linciaggio mentre una parte del suo cranio è stata utilizzata come posacenere.

Nel febbraio 1879, Parrot e la sua banda misero a segno un furto in danno di un ricco commerciante, Morris Cahn, con un bottino di almeno centomila dollari attuali, e ciò nonostante il commerciante viaggiasse con un convoglio militare contenente 15 soldati.

Nel 1880 in seguito alla rapina di Cahn, Parrot e il suo secondo, Charlie Burris , furono arrestati a Miles City, da lì Parrot venne estradato nel Wyoming dove era accusato di omicidio.
Parrot fu condannato all'impiccagione il 2 aprile 1881 a seguito di un processo per l’omicidio di due investigatori a seguito di una rapina a un treno, ma cercò di scappare mentre era detenuto in un carcere di Rawlins, nel Wyoming. Parrot riuscì a limare i rivetti delle grosse catene sulle caviglie, usando un coltello da tasca e un pezzo di arenaria. Il 22 marzo, dopo aver rimosso le catene, si nascose nel bagno fino a quando lo sceriffo Robert Rankin entrò nella zona. Usando le catene, Parrot colpì Rankin sopra la testa, fratturandogli il cranio; nonostante questo lo sceriffo riusciva a reagire, chiedendo aiuto a sua moglie Rosa che con una pistola riusciva a “convincere” Parrot a tornare nella sua cella.
La notizia del tentativo di fuga si diffuse attraverso Rawlins e gruppi di persone iniziarono a dirigersi verso la prigione. Mentre lo sceriffo giaceva in fase di recupero, uomini mascherati con pistole irruppero nella prigione, presero le chiavi e trascinarono Parrot fuori dalla sua cella consegnandolo a una folla di oltre 200 persone che lo linciò e appese a un palo del telegrafo.

A questo punto il racconto diventa veramente macabro: i dottori Thomas Maghee e John Eugene Osborne si impossessarono del corpo di Parrot dopo la sua morte, per studiare il cervello del fuorilegge alla ricerca di indizi sulla sua criminalità. La parte superiore del cranio di Parrot fu tagliata grossolanamente e la calotta cranica fu regalata a Lillian Heath, 15 anni, poi assistente medico di Maghee. Lillian Heath è diventata la prima dottoressa in Wyoming e si dice che abbia usato la calotta come un portacenere, un portapenne e un fermaporta. Fu anche creata una maschera mortuaria sul viso di Parrot, e la pelle delle sue cosce e del torace fu rimossa. La pelle, compresi i capezzoli del morto, fu spedita in una conceria a Denver, dove fu trasformata in un paio di scarpe e in una borsa medica. Questi articoli furono tenuti da Osborne, che indossò le scarpe al suo ballo inaugurale dopo essere stato eletto come primo governatore democratico dello stato del Wyoming. Il corpo smembrato di Parrot fu immagazzinato in una botte di whisky riempita con una soluzione salina per circa un anno, mentre gli esperimenti continuarono, fino a quando fu sepolto nel cortile dietro l'ufficio di Maghee.
La morte di Parrot fu dimenticata fino all'11 maggio 1950, quando i muratori dissotterrarono un barile di whisky pieno di ossa mentre lavoravano alla Rawlins National Bank in Cedar Street a Rawlins. All'interno del barile c'era un teschio con la parte superiore segata, una bottiglia di composto vegetale e le scarpe che si diceva fossero state fatte con la carne di coscia di Parrot. La dottoressa Lillian Heath, allora ottantenne, fu contattata e la calotta cranica ancora in suo possesso mostrò di adattarsi perfettamente al cranio nel barile, in seguito i test del DNA confermarono che i resti erano quelli di George Parrot. Oggi le scarpe realizzate con la pelle di Parrot sono esposte permanentemente al Carbon County Museum di Rawlins, insieme alla parte inferiore del cranio del fuorilegge e alla maschera mortuaria, le catene utilizzate durante l'impiccagione del fuorilegge, così come la calotta cranica, sono in mostra al Museo del Pacifico dell'Unione a Omaha, nel Nebraska. La borsa fatta con la sua pelle non è mai stata trovata.


L'affascinante monumento funebre di Rudolf Nureyev.

Siamo abituati alle opere d’arte classiche nei grandi cimiteri monumentali d’Italia, ma il tempo passa e anche l’arte cambia, anche quella funeraria.
Poco fuori Parigi il cimitero ortodosso di Sainte-Geneviève-des-Bois conserva un’opera splendida e commovente. È la tomba del più grande ballerino del XX secolo: Rudolf Nureyev.

Vittima dell’AIDS, esito di un’infezione che in quegli non lasciava scampo, il grande ballerino fu sepolto nel cimitero ortodosso di Sainte-Geneviève-des-Bois, poco fuori Parigi.
La sua tomba è un capolavoro della maestria italiana: è stata progettata dello scenografo Ezio Frigerio e realizzata dallo Studio Akomena di Ravenna.
La tomba di Nureyev è un mosaico che raffigura un kilim, un pregiatissimo tappeto che il ballerino amava particolarmente.
Il kilim realizzato dai Maestri mosaicisti di Ravenna è plasticamente adagiato sulla tomba, dando un’immagine naturale a quella che una vera e propria scultura.

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Salme scomparse a Palermo, un arresto nel "racket dei morti"

Una salma sparisce per tre giorni, per poi ricomparire, e i resti di un'anziana svizzera scompaiono per cinque mesi e poi vengono ritrovati «come uno scarto» in uno dei viali del cimitero

Sono due dei macabri episodi avvenuti al cimitero dei Rotoli sui quali si sviluppa l'inchiesta della Procura che ha portato agli arresti domiciliari Paolo Rovetto, 25 anni, titolare dell'agenzia di pompe funebri «L'ultima cena».

Secondo l'accusa, il titolare dell'Agenzia di onoranze funebri avrebbe organizzato due episodi ricostruiti dalla polizia.

Il primo caso riguarda una donna morta in ospedale il 26 aprile 2018. Nella confusione del momento la salma era sparita ed è ricomparsa tre giorni dopo. Secondo gli investigatori, a “rubare” la salma sarebbe stato Rovetto che l’avrebbe poi consegnata ai necrofori tre giorni dopo.

Dell’altro episodio protagonista è la salma di un’anziana signora svizzera, morta nel marzo 2018, di cui per cinque mesi si sono perse le tracce. I familiari avevano affidato a Rovetto l’incarico della cremazione ma l’uomo avrebbe preso tempo mandando certificati di morte e altri documenti falsificati: la salma è ricomparsa solo a distanza di tempo. Attraverso le immagini del sistema di sorveglianza del cimitero è stato accertato, nel settembre 2018, l’ingresso del furgone di Rovetto, alla guida del mezzo, che avrebbe scaricato il feretro tra i viali del cimitero dove è stata ritrovata dopo una segnalazione alla polizia.

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Immagine: © Il Sicilia.it